Anna Barilli (1924 - 1991)Come i fratelli Aristide e Renzo, anche Anna seguì la lezione del padre Latino, dedicandosi alla pittura: nel senso più stretto, assorbendone, al di là dell'insegnamento ufficiale attraverso la frequentazione dell'Istituto d'arte, dove Latino fu maestro per alcune generazioni di pittori parmigiani, quei semi più segreti che possiamo riconoscere, ora anche lungo lo schermo di questa rassegna, come un vero e proprio lessico familiare; declinato, peraltro, lungo il crinale di personalità ben differenziate, ognuna delle quali si esprime con una voce dal tono inconfondibile, tono che nel caso di Anna può trovare la sua definizione più sensibilmente percepibile nella discrezione. Già nella stessa operosità, sottratta a sollecitazioni esterne, professionali, per muoversi invece entro una più riservata penombra. Poche opere quindi, ognuna affiorante come trepida fissazione di un momento dell'esistenza, legato spesso ad un'occasionalità quotidiana che diventa in realtà motivo di più stupefatta riflessione, talora di appena trattenuta confessione. È lo stesso filo che si snoda attraverso la storia dei Barilli, le zone più appartate ed anche più rare che si aprono nella fervorosa ufficialità di Cecrope e che diventano, via via, più emergenti nell'opera di Latino, in quel suo affettuoso ed insieme disincantato soffermarsi sulle cose che lo circondano, la casa innanzitutto, l'occhio posato su certi più silenziosi angoli, su un volto caro. Per Anna l'osservazione appare ancor più privata, tesa nel definire una situazione nella sua intimità, nel coltivarla entro uno spazio che spesso, sciogliendosi misteriosamente, sembra quasi gelosamente proteggerla. |