Bruno Barilli (1880 - 1952)
Una vividezza particolare illumina, entro la ricca articolazione di "casa Barilli", la figura di Bruno. Nato a Fano il 14 dicembre 1880, compì i suoi primi studi a Parma, città d'origine della sua famiglia. Iniziò quindi gli studi musicali al conservatorio di Parma ma poi la ristrettezza culturale che in quegli anni contrassegnava la città lo spinse, nel 1901, ad andare a Monaco di Baviera dove poté perfezionarsi in direzione d'orchestra con il grande Felix Mottl e studiare composizione con Gluth e Thuille. A Monaco lo raggiungerà più tardi il fratello Latino, pittore, e lì conoscerà pure Daniza Pavlovic, nipote del re Pietro Karagjorgjevic, che sposerà e dalla quale avrà una figlia, Milena. La musica sarà il suo primo amore che coltiverà intensamente, tornato in Italia: nasce la sua prima opera, Medusa (1910), libretto di Ottone Schanzer, che sarà rappresentata soltanto nel 1938, a Bergamo. Nel frattempo, nel 1912, inizia quasi casualmente l'attività di corrispondente di guerra dai paesi balcanici per la Tribuna, attività destinata a continuare, allo scoppio della guerra del '14, per il Corriere della sera ed Il resto del Carlino. Si intreccia da questo momento all'attività da compositore quella di giornalista e di letterato, quindi di critico musicale: in particolare quest'ultima, iniziata nel 1915 su La concordia, poi proseguita su Il Tempo (1917-22), sul Corriere italiano (1923-24), sul Tevere (1925-33) ed ancora sulla Gazzetta del popolo, Il popolo di Roma, Omnibus, Tempo (illustrato), ed infine, dopo la seconda guerra, su Risorgimento Liberale e su L'Unità, finirà per diventare la fibra più consistente della sua attività, anche se in intimo e pur dichiarato conflitto ("per un posticino da nulla nella letteratura - scriverà nel '40 - noi, per esempio, abbiamo perduto un reame, un reame musicale") con quella di compositore; che si completerà nel 1915, con Emiral, su libretto proprio, l'opera cui Barilli rimarrà più profondamente attaccato. L'attività di letterato, per quanto inconfondibile per l'inventività della scrittura, trova una collocazione nel particolare clima culturale di quegli anni, animato da personalità quali quelle di E. Cecchi, A. Baldini, V. Cardarelli, R. Bacchelli, L. Montano, A. Saffi, coi quali collaborò, nel 1919, nel dar vita a La Ronda. Con penetrante incisività Gianfranco Contini ha così fissato la personalità di Barilli: " La sua prosa è barocca, convulsa di valori cromatici, affollata di metafore e aggettivi spesso 'divaricati' (l'immagine è di Debenedetti), e può a prima giunta sembrare strano che l'autore abbia collaborato alla fondazione della neoclassica 'Ronda', se non si riflettesse che l'ordinato tumulto della sua scrittura è tutto stilistico, scevro dunque della ideologica problematicità dei vociani e magari dei futuristi. La pirotecnia di Barilli si accende fin dai titoli, Delirama, Il sorcio nel violino, Il paese del melodramma, e tocca risultati fra i suoi migliori nelle pagine su Verdi e Wagner (Barilli era cresciuto e aveva fatto i suoi primi studi musicali a Parma, li aveva terminati in Germania)". Insieme a queste opere, che riuniscono le testimonianze più ricche dell'attività di critico musicale, vanno ricordati i volumi dedicati ai viaggi: Parigi, Il sole in trappola, Ricordi londinesi, Il viaggiatore volante, Lo stivale (pubblicato postumo nel 1952). L'ultimo periodo della vita, segnato da varie avversità - le condizioni di salute, la tragica scomparsa della figlia Milena, affermata pittrice - ci mostra un Barilli sempre più ripiegato su se stesso: il lavoro del critico lascia spazio preminente alla confessione autobiografica che trova la sua più alta fissazione nei Capricci di Vegliardo. Muore a Roma il 15 aprile 1952.