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Prosegue e si rinnova il dialogo di Pietro Cascella con Parma. Dal 10 ottobre al 7 novembre Palazzo Sanvitale apre le sue porte ad una importante esposizione con le opere del grande scultore che da anni intrattiene un rapporto privilegiato con la città. Sua infatti è la fontana di Piazzale Santa Croce, suo Campi di grano presso lo stabilimento Barilla, Scrigno a Palazzo Soragna e la più recente Stele della Via Francigena, che completa la geometria del cortile della sede di Banca Monte Parma. La popolarità mondiale di Pietro Cascella è legata sicuramente a grandi opere quali Il Monumento di Auschwitz, un memoriale di pietra costruito proprio davanti alla testata dei binari dove finiva l'ultimo viaggio dei deportati, il Monumento a Giuseppe Mazzini, dove lo scultore inventa un modello non da contemplare ma da percorrere, lontano da ogni retorica celebrativa, o l'Arco della Pace a Tel Aviv. La dimensione monumentale è quella che maggiormente conviene alla natura plastica di Pietro Cascella, ma anche quando realizza una "piccola" scultura, come quelle presenti nell'esposizione di Parma, l'idea che vi è implicità è sempre monumentale. Nelle sue opere infatti è espresso un senso di potenza ed energia, che si richiama alla grande tradizione arcaica dell'arte, sulla quale si innesta una fantasia completamente contemporanea e moderna. L'uso della pietra, da lui definita "l'ossatura della terra", il recupero dell'antica naturalità ed integrità dell'uomo, la sintesi plastica di volumi articolati, che richiamano forme archetipe, simboli comunicativi universali lo collocano in una linea ideale della scultura europea che passa attraverso Brancusi e Lipchitz. Erede di una famiglia di artisti, una dinastia che dall'Ottocento ha navigato compatta tutto il ventesimo secolo, Pietro Cascella ha scelto di farsi accompagnare da alcune testimonianze della sua famiglia; una tela di Basilio, il capostipite, fondatore di una tradizione che si è rinnovata nel corso del tempo, tradizione di mestiere, di rapporto diretto col fare artistico; un quadro di Tommaso, il padre; un lavoro di Michele e un acquerello di Giovacchino, gli zii ed un'opera dell'amato fratello Andrea, già vincitore del Gran Premio della Scultura alla Biennale di Venezia, con il quale ha condiviso gli inizi della carriera, la ricerca e il lavoro nelle imprese più significative. Ed infine, nuovo patriarca, presenta il lavoro dei figli, Tommaso, Susanna e Jacopo e del nipote Marco, che aprono alla dinastia le porte del terzo millennio. Ideatori dell'iniziativa, Segea, Fondazione Monte di Parma e Banca Monte Parma, soggetti che da anni concorrono a costruire, progettare e realizzare la cultura del territorio; istituzioni legate a doppio filo alla città, che condividono con passione l'impegno di promuovere nuove collaborazioni e originali proposte culturali. Il catalogo che presenta un testo di Mario Luzi e l'introduzione di Tommaso Paloscia è edito da Guanda.
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