Otto lezioni dal Corso di Estetica del Prof. Francesco Piselli. A.A. 1995-1996


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Dominio
Assicurarsi il consenso dell'opinione

Dominio

Con l'oggettivazione dunque la conoscenza non sottrae a sé, per fronteggiarlo come estraneo, l'oggetto; tutt'altro: lo fa proprio. La conoscenza della cosa singola (l'intuizione dell'intuíto) è per la conoscenza: intuíto in atto e atto dell'intuizione sono lo stesso. L'estetica appunto invita e incita a "liberare lo spirito dall'incubo di una natura esterna... spiritualizzare l'oggetto del soggetto... interiorizzare la lotta attuando l'assoluta immanenza" (28). Suo campo specifico è la vita dell'arte, ma questa è vita dello spirito, per cui l'estetica termina inculcando un'aspirazione metafisica: collaborare con l'immanenza. Chi collabora, si trova liberato da un incubo: che l'immanenza non sia.
Mentre per conseguire l'espressione è lotta, nella lotta la materia "peso, ostacolo", "riluttante" (29) contrario di un "atto nostro", "si agita in noi" (30) per travolgere lo spirito,il quale risponde circondandola e afferrandola (l'abbraccia). Se la "formazione" riesce, se ottiene una "vittoria" domina la "serenità" (31) perché la conoscenza si ritrova libera, visto che la materia fu "trionfata" (32), sottoposta a "presa di possesso" (33). Croce ammette che trionfare, prendere possesso, equivalga per il trionfatore a liberarsi. Oltre che trionfata l'oscura regione viene espropriata: "Sentimenti e impressioni passano... dall'oscura regione della psiche alla chiarezza dello spirito contemplatore" (34).
L'ordine regna dove era il "caos" prossimo al nulla: "psiche" squassata da "passioni" non "scacciate" (35), ovvero "emozionalità non elaborata esteticamente" (36). Buon risultato, perché la "mera materia" ci dava mozioni spregevoli e inumane (37).
Il dominio spirituale, assestato che sia, non si mischierebbe piú con l'inumana oscura regione abbandonata: "L'arte non è il sentimento nella sua immediatezza" (38); tuttavia, e il dominio lo sa benissimo, durante la lotta ha praticato con quella una stretta intimità.

Assicurarsi il consenso dell'opinione

Che, se non l'avesse ritagliata e illuminata, non avrebbe neppure conseguito il suo "stato espressivo". Ma la materia neppure all'espressione compiuta resta poi tanto estranea. Ciò si riscontra bene col sentimento, che pur se materia, e sebbene a seguito di "conversione in immagini", talché rimanga "contemplato e risolto", nondimeno è "anima" del concreto unitario risultante. Al quale, anzi, a seguito dell'ingresso sentimentale, è bene conferire un nuovo nome: intuizione lirica. Il divenire in quella si ritrova ancora, comunque allo stato di "puro palpito" (39).
Croce allora previdente si assicura il consenso dell'opinione, dal quale si ha notizia che in poesia sono una parte cognitiva e una affettiva.
La prima si intesse alla seconda: infatti un sentimento è dovuto a certe immagini che lo motivano. Rifinendo, avverte che al sentimento, per farlo poetico, si ha da sottrarre l'efficacia coinvolgente, che significa: averne praticato l'oggettivazione. Oggettivato che sia, il sentimento passa in condizioni di contemplato, e viene sottratto alla pretesa realtà esterna. A questa è in solido tolto anche il complesso di immagini come motivante. Infatti, solo se siamo convinti che la motivazione cognitiva di un sentimento non è reale, possiamo contemplarlo senza nostro coinvolgimento.Tutto ciò ammesso e conseguito, infine, il sentimento resta, sia pur se convertito, superato, risolto, purificato, addirittura ad "animare" il complesso di immagini (l'intuizione) e quindi viene indispensabile alla poesia. E non è sentimento l'aspirazione metafisica a scacciare l'incubo della natura esterna? Sempre non ne è "animata" la poesia?
Costantemente Croce ha posto equivalenti "arte, poesia" con "intuizione, intuizione lirica o anche pura, immagine, espressione, contemplazione, visione" ecc. L'equivalenza, per lui semplicissima (40), è in corso già, dice, presso chiunque parli d'arte (sta ponendo quale essenzialmente vero il discorrere quotidiano sull'arte) (41).
Oltre alla genesi fantastica, con l'esclusione di contenuti logici o troppo logici, si addice pure, secondo l'estetica diffusa cui Croce pensa di riferirsi, alle opere d'arte l'indivisibilità (quale d'altra parte loro spetterebbe in quanto cose singole), nonché la tradizionale norma di "coerenza e unità" (42) nella varietà (43) detta mediante analogie vitalistiche e organicistiche. Secondo queste, l'immaginazione unicamente atta ad accumulare "combinazioni estrinseche" sarebbe "parassita". Se non fosse infatti in grado di generare "l'organismo e la vita", non potrebbe neppure godere di vita propria. S'intende che la sintesi in parola è inscritta nella "sola reale... sintesi delle sintesi, lo Spirito che è il vero Assoluto, l'actus purus" (44).
Ancora caratteri in comune fra l'espressione di Croce e luoghi diffusi sulla poesia: autonomia (45); indifferenza alla verità e realtà in metafisica, storia, filosofia (46); l'innocenza: "un mondo di mere immagini, prive di valore filosofico, storico, religioso o scientifico, prive persino di valore morale o edonistico (47).
Proprio insistente, Croce cerca conseguenza e controprova in ciò che il vulgato reciterebbe. Chi affermi di avere intuíto qualcosa, se non lo documenta o può documentare allo stato di prodotto per il pubblico, oppure soltanto a sé stesso, risulta incredibile e ridicolo; non mostra qualcosa di fatto, dunque nulla ha fatto (48).
Croce sembra, quanto all'antica sequenza inventio, dispositio, elocutio, stabilire che ponendo la terza (la parola) essa annulla dietro di sé le precedenti e sola vale, proprio all'inverso dell'antica dottrina, o forse come un suo esito estremo. Dal possibile materiale si "passa" alla "contemplazione" ovvero all'oggettivazione perché agí la "virtú della parola". La parola oggettiva, la parola con la sua virtú fa l'oggetto. Se manca la parola, manca l'oggetto.
In queste "prove" e tesi si insinuano nozioni di intersoggettività e comunicazione; la materia, inoltre, rialza il capo al punto che esprimere è detto persino "corporificare". Croce si prende in carico le complicazioni che di qui derivano, assistendo la "profonda proposizione filosofica" col "comune buonsenso". E spiega: Se il termine materia equivale a naturalità e significa con questa l'appartenenza agli oggetti del sapere naturalistico e fisico, dobbiamo ricordare che "i fatti fisici non hanno realtà" (49), ovvero essendo prodotti logici, "costruzione del nostro intelletto" (50), e non della fantasia, non possiedono la realtà originaria e sola autentica propria delle intuizioni (opere d'arte). Ciò conforta chi si dedica all'arte piuttosto che alle scienze; la gioia dei quali dà pure mano alle prove (51).

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