Otto lezioni dal Corso di Estetica del Prof. Francesco Piselli. A.A. 1995-1996


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Materia tenebra
Finestre sullo Spirito

Materia tenebra

Adottare quindi nella fattura artistica procedimenti "fisici" ossia numerici e concettuali, è perdita di tempo, "distrazione": "a niente ci vale" (52). Intendiamo invece senza premessa fisicalistica "materia"nel senso di "linee, colori, toni" (53), sonorità del "canto nel petto", "parola per lo meno mormorata" (54), sentimento in "tumulto" volendo che tale materia sia artistica, e rientri in espressione, e pertanto in conoscenza fattura dello "spirito"; mal si introduce allora un nome equivoco che rigorosamente significherebbe il passivo, l'onda e il possibile. È vero, la materia (propriamente detta) si appiccica all'espressiva materia (impropriamente detta) delle opere d'arte. Ma non crediate che contribuisca alla loro autentica permanenza. La materia infatti "è mutevole", come ne fa prova il reperto che "i libri e le tele, che servono da strumenti alla riproduzione dell'arte... si prestano... ad essere bruciati" (55). Controprova l'abbiamo nel sentimento, materia anch'esso, il quale tumultuoso trascorre e travolge, se non si converte in intuizione pura: e dunque da sé non può installare permanenze. Se ritenete che la materia (detta in senso proprio) conferisca virtú comunicativa all'"opera d'arte esterna" vi sbagliate perché una tale opera esterna esiste tanto poco quanto esiste la materia; la quale alla comunicazione non serve. È la materia una tenebra e fin quando la conoscenza (lo spirito, l' "uomo", "uomo artista") rimangono in quella tenebra e fin quando non sorge alcuna espressione, quale comunicazione può darsi? Vedete il sentimento: finché si mantiene "tumulto" "impulsivo" non si riesce a comunicarlo. È l'espressione (opera d'arte) stessa che garantisce, presa nel suo versante funzionale, a sé durevolezza e comunicatività nell'atto in cui si oggettiva. Chiamare l'oggetto comunicante "materia" sia pur concesso, ma se vige coscienza che la dizione è impropria (56).

Finestre sullo Spirito

Il fissamento di cui sopra deve dunque esser meglio visto come una sfinestratura, uno svuotamento praticato nella materia tenebra, il quale consente all'espressione di passare inalterata fra i soggetti consentendo una visione, che essa stessa è: L'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine (57).
Ancora insistenza sull'identità fra conoscere e fare: chi conosce il già conosciuto, lo riproduce, fa nuovamente. Dire dunque: "Noi non conosciamo che intuizioni espresse" significa, ancora, che le intuizioni aprono finestre comunicative al conoscere riproducente. L'attività dello spirito scorre e si ricongiunge a sé per questi pertugi: tale la (necessaria) identità fra espressione (poesia, opera d'arte) e (autentico) linguaggio (58). Agli effetti della critica consegue l'implicazione che piú valga un prodotto, e s'avvicini all'opera d'arte, quanto piú sia aperto e aprente perché libero da impressioni e sentimenti (informi).
Quando dunque diciamo comunicazione e conservazione dell'arte procedimenti e prodotti nell'ordine non dell'espressione, ma della tecnica fisicalisticamente ispirata, le cose di cui si parla si nominerebbero opere d'arte non piú propriamente che, ad esempio, le riproduzioni a stampa o i dischi fonografici (59).

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