Lo Spirito sentimentale
Lo spirito non disprezza troppo il sentimento, col quale, alla fin fine (fu ricordato sopra) ebbe intima compagnia nella lotta. Diventato sentimentale, lo spirito versa qualche lacrima sul vinto (63), si commuove per il sentimento superato, e si rallegra per la raggiunta, e qui detta bellezza, serenità dovuta alla vittoria. Nel secondo versante è catartico, perché l'intuizione è pura e, lo sappiamo già, implica una liberazione. E a maggior motivo lo spirito deve gratitudine al sentimento, perché questo collaborò, lasciandosi superare, all'attualità espressiva dell'Uno-Tutto. Senza poesia, c'è il divenire inferiore, "cozzare delle parti contro le parti" (64), c'è la "brama" (65). I particolari (che non sono ancora cose singole) restando particolari non possono che contrastarsi come parti senza un tutto. Mentre "il sentimento aderisce al particolare... la poesia riannoda il particolare all'universale" e innalza "sul contrasto l'armonia" (sempre l'unità nella varietà). "Questa impronta di universalità e di totalità è il suo carattere" (66). Armonia infatti implica relazioni e quindi universalità. L'universalità della poesia non è però concettuale, è l'essere tutto-uno della cosa singola. Eppure:
È la materia, è il contenuto... quel che differenzia una nostra intuizione da un'altra: la forma è costante, l'attività spirituale; la materia è mutevole e senza di essa l'attività spirituale non uscirebbe dalla sua astrattezza per diventare attività concreta e reale (67).
Dunque la materia sentimento non può mancare proprio là dove
l'espressione è espressione. E lo vediamo poeticamente "diffondersi
per larghi giri in tutto il dominio" (ancora il dominio!) "dell'anima,che
è il dominio del mondo" "con infinite risonanze". Nel corso
dell'infinita espansione il sentimento mai "si restringe ed esaurisce in
sé stesso", eppure sempre conserva la sua "individuale fisionomia". E
la conserva in un'"anima" (non in una "psiche") individuale; nell'anima di
Dante e di Shakespeare sono Cordelia e Francesca (68): quali sentimenti
"esteticamente contemplati" s'intende.
Apprenderemo allora dall'"artista, o uomo-artista" (Ugo Foscolo ad
esempio) la "vita dello spirito" (69). Lo spiraglio poetico fa incontrare
il Tutto nell'Uno di un'anima persona, "uomo", purché "artista".
"Assoluta immanenza" (70), che lo "spirito estetico" (71) impose "prendendo
possesso" della "psiche" oscura e sentimentale. Croce esprime con queste
voci imperiose il suo bisogno di ritrovare lo spirito in qualche anima,
meglio se documentata da testi; altrimenti, non ne avrebbe esperienza se
non nella scostata realtà "esterna".
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