Fatale fare, disfare, rifare
Si tratta ora di sapere da dove vengano impressioni e sentimenti.
Escluderemo che siano paralleli allo spirito, perché questo è
l'Uno-Tutto. Dunque gli sono interni: l'oscura regione, l'al di qua (Croce
non ha detto al di là) dello spirito; in cui tornano il formato
all'informe e l'espresso all'inespresso, e il luminoso all'oscuro. Questo
passaggio è fra le necessità dello spirito. Infatti per creare
(esprimere) o utilizza il reale che è esso stesso; ma allora è
già creato e ha creato; oppure il possibile, che comunque deve
ricavare da sé medesimo se non ammette qualcosa d'altro esterno
all'Uno-Tutto (72). Oscurità informe dunque, ma se "il buio è
un momento negativo come tale si origina da un positivo; e se quel
sentimento informe non avesse dietro di sé quel positivo, la poesia
non sorgerebbe" (73).
Lo spirito ripassa sempre, dunque, per il possibile materico e
sentimentale. Tuttavia,la quota che consegna all'oscura regione è
minore di quella che ne sottrae per oggettivarla espressivamente. Siamo in
presenza di un circolo continuatamente distruttivo per essere
produttivamente innovatore:
Il termine estremo della serie si ricongiunge... col termine primo, e il circolo si chiude, e il percorso ricomincia (74).L'idea del circolo non è poi altro che la vera idea filosofica di progresso, dell'accrescimento perpetuo dello spirito e della realtà in sé medesima, dove niente si ripete salvo la forma dell'accrescimento (75).
Lo spirito, Uno-Tutto e realtà in sé medesima, comprensivo
di possibile e di esistente, si avvale del possibile per esistere. Il
possibile non sarà mai svuotato né l'esistente sarà mai
completato perché lo spirito è infinito. Deve essere rispettata
l'assoluta immanenza, pertanto il progresso non è da un meno verso
un piú né si orienta verso un fine. La conoscenza deve fare
quel che conosce, affinché non si trovi in cospetto di altro dal
conoscere che l'attendesse; ma facendolo è tenuta a disfarlo per non
stabilirsi direzioni privilegiate che la porterebbero verso dell'altro e
per non porre a sé esiti irreversibili. E disfacendolo pone la stessa
materia informe che ancora essa stessa, ridiscesa, è. Il circolo
è obbligatorio.
Lo spirito non può dunque scegliere di esprimere se esprime, e le
impressioni "debbono" ridiscendere. In tale necessitazione lo "slancio di
volontà" e l'"aspirazione" non sono assenti; vigono allo stato
informe nell'oscura regione, istituiscono la materia fisica delle opere
d'arte, ricompaiono oggettivati nell'espressione; ma se lo spirito vuole (e
vuole) vuole fedelmente alla propria legge: sempre, conoscendo, fare per
disfare e rifare.
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