Otto lezioni dal Corso di Estetica del Prof. Francesco Piselli. A.A. 1995-1996


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Fatale fare, disfare, rifare

Si tratta ora di sapere da dove vengano impressioni e sentimenti. Escluderemo che siano paralleli allo spirito, perché questo è l'Uno-Tutto. Dunque gli sono interni: l'oscura regione, l'al di qua (Croce non ha detto al di là) dello spirito; in cui tornano il formato all'informe e l'espresso all'inespresso, e il luminoso all'oscuro. Questo passaggio è fra le necessità dello spirito. Infatti per creare (esprimere) o utilizza il reale che è esso stesso; ma allora è già creato e ha creato; oppure il possibile, che comunque deve ricavare da sé medesimo se non ammette qualcosa d'altro esterno all'Uno-Tutto (72). Oscurità informe dunque, ma se "il buio è un momento negativo come tale si origina da un positivo; e se quel sentimento informe non avesse dietro di sé quel positivo, la poesia non sorgerebbe" (73).
Lo spirito ripassa sempre, dunque, per il possibile materico e sentimentale. Tuttavia,la quota che consegna all'oscura regione è minore di quella che ne sottrae per oggettivarla espressivamente. Siamo in presenza di un circolo continuatamente distruttivo per essere produttivamente innovatore:

Il termine estremo della serie si ricongiunge... col termine primo, e il circolo si chiude, e il percorso ricomincia (74).L'idea del circolo non è poi altro che la vera idea filosofica di progresso, dell'accrescimento perpetuo dello spirito e della realtà in sé medesima, dove niente si ripete salvo la forma dell'accrescimento (75).


Lo spirito, Uno-Tutto e realtà in sé medesima, comprensivo di possibile e di esistente, si avvale del possibile per esistere. Il possibile non sarà mai svuotato né l'esistente sarà mai completato perché lo spirito è infinito. Deve essere rispettata l'assoluta immanenza, pertanto il progresso non è da un meno verso un piú né si orienta verso un fine. La conoscenza deve fare quel che conosce, affinché non si trovi in cospetto di altro dal conoscere che l'attendesse; ma facendolo è tenuta a disfarlo per non stabilirsi direzioni privilegiate che la porterebbero verso dell'altro e per non porre a sé esiti irreversibili. E disfacendolo pone la stessa materia informe che ancora essa stessa, ridiscesa, è. Il circolo è obbligatorio.
Lo spirito non può dunque scegliere di esprimere se esprime, e le impressioni "debbono" ridiscendere. In tale necessitazione lo "slancio di volontà" e l'"aspirazione" non sono assenti; vigono allo stato informe nell'oscura regione, istituiscono la materia fisica delle opere d'arte, ricompaiono oggettivati nell'espressione; ma se lo spirito vuole (e vuole) vuole fedelmente alla propria legge: sempre, conoscendo, fare per disfare e rifare.

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