Di Leonardo Amoroso
A Prof. Leonardo Amoroso abbiamo chiesto di darci lui stesso una breve
descrizione
dell'eccellente sua opera appena pubblicata: Nastri vichiani Pisa,ETS,
1997). Gentilmente onora questa pagina Web , e di cuore lo ringraziamo,
rispondendo:
"I «nastri» che costituiscono le quattro parti di questo
libro sono «vichiani» in un duplice senso: in primo luogo, in
quanto è vichiana la metafora stessa del «nastro» per indicare
un discorso che, come con un nodo, leghi insieme elementi diversi; in secondo
luogo e soprattutto, in quanto uno dei loro due «capi» è
sempre Vico stesso (mentre varia l'altro «capo», cioè l'autore
che costituisce il termine di confronto, e varia anche il terreno del
confronto).
Ecco alcuni brani salienti di ciascuna di queste parti.
1. Dal primo «nastro» (Vico, Cartesio e
l'autobiografia):
«L'autobiografia di Vico (così come, in generale, la sua filosofia)
vuole essere agli antipodi di quella di Cartesio, ma questa contrapposizione
forse nasconde una più radicale solidarietà, nel senso di
quel "farsi soggetto", da parte dell'uomo, che è stato
considerato come tratto filosofico fondamentale della modernità,
cioè di quell'epoca in cui, non a caso, si sviluppa il genere stesso
dell'autobiografia» .
2. Dal secondo «nastro» (Vico, Baumgarten e
l'estetica):
«Tenendo conto della testimonianza di Vico e di Baumgarten (ma poi
anche di Kant), l'estetica sembra così rappresentare, nella sua
"nascita"
settecentesca, qualcosa di ben più profondo del sorgere di una
disciplina
"speciale" limitata al campo delle arti belle: sembra incarnare,
cioè, l'istanza di un pensiero rivolto all'esperienza che recuperi,
però in forma nuova, la tradizionale vocazione ontologica della
filosofia,
al di là dei limiti del razionalismo (ma anche dell'empirismo)
moderno»
.
3. Dal terzo «nastro» (Vico, Kant e il senso
comune): «Il "senso comune" ha in entrambi un'importanza
maggiore di quanto potrebbe far supporre la relativa scarsità di
luoghi nei quali viene tematizzato [...]. Presentandosi - sia in Vico sia
in Kant - come una sorta di universale concreto, essa [la nozione di
"senso
comune"] esprime l'istanza di un senso dell'esperienza che non sia
separato dall'esperienza stessa. Ma coglierlo - dicono, ciascuno a suo modo,
sia Vico sia Kant - non è possibile se non sentendosi parte del mondo
degli uomini: il senso comune, infatti, è un senso della
comunità»
4. Dal quarto «nastro» (Vico, Heidegger e la
metafisica):
«Di affine fra il "luco" di Vico e la Lichtung di
Heidegger c'è, innanzi tutto, il fatto che ambedue le nozioni rientrano
in un pensiero dell'origine (del quale, anzi, possono essere prese per
così
dire come simbolo). L'origine è poi considerata, in entrambi i casi,
in un senso non riconducibile semplicemente a quello della tradizione
metafisica,
giacché si tratta di un'origine storica: dell'origine, cioè,
del mondo in cui l'uomo abita. E quest'origine storica è inoltre
pensata sia da Vico sia da Heidegger nell'orizzonte del linguaggio, del
quale entrambi indicano il fondamento nella poesia»"