Di Paolo D’Angelo
5. E’ stato notato talvolta - tra gli altri, anche da Meyer H. Abrams nel
suo studio fondamentale sulle poetiche romantiche, Lo specchio e la lampada
- che la metafora del vento e dell’arpa introduce ad una concezione passiva
della ispirazione poetica che sembra contrastare nettamente con l’idea dell’arte
come espressione, effusione, proiezione dall’interno verso l’esterno che
è così caratteristica, anch’ essa, delle teorie romantiche
della poesia . E’ probabile però, come Abrams stesso finisce per
riconoscere, che il contrasto si disegni piuttosto ai nostri occhi di interpreti
che allo sguardo stesso dei romantici. La contrapposizione tra la passività
e l’attività non viene da loro avvertita, perché non è
passiva (lo abbiamo appena visto nel testo di Shelley) la disposizione con
la quale l’artista si pone di fronte alla natura. Per il romantico non si
tratta di subire supinamente l’impulso della natura, ma piuttosto di corrispondere
attivamente alla attività della natura. Porsi in ascolto della natura
serve a diventare creativi e musicali come lei. Né è possibile
agire altrimenti, perché la musica è nella natura. L’ uomo
diventa musicale, poetico, rispondendo alla musicalità che vive nella
natura. E’ la Natura, prima ancora del poeta, ad essere un’arpa eolia. Anche
questo lo aveva intravisto Coleridge nella sua Eolian harp , che ci si rivela
così, ancora una volta, una matrice di grande importanza per gli
sviluppi successivi:
And what if all of animated nature
Be but organic Harps diversely fram’ d,
That tremble into thought, as o’er them sweeps
Plastic and vast, one intellectual breeze,
At once the Soul of each, and God of all?
Il vento che spira dall’esterno incontra analoga brezza che nasce invece
nel poeta, come scrive Wordsworth all’inizio del Preludio :
For I , methought, while the sweet breath of heaven
Was blowing on my body, felt within
A corresponding mild creative breeze,
A vital breeze which travelled gently on
O’ er things which it had made, and is become
A tempest, a redundant energy [...]
Wordsworth è in ascolto della musica della natura, alla quale riconosce
una influenza decisiva su tutto il suo sviluppo poetico, solo rammaricandosi,
come in questi altri versi, di non aver saputo fare di più per corrisponderle:
Was it for this
That one, the fairest of all rivers, loved
To blend his murmurs with my nurse’s song,
And, from his alder shades and rocky falls,
And from his fords and shallows, sent a voice
That flowed along my dreams? For this, didst thou,
O Derwent! travelling over the green plains
Near my ‘sweet Birthplace’, didst thou, beauteous stream,
Make ceaseless music through the night and day [...]?
La natura ci parla musicalmente, come sapeva anche Franz Sternbald nel romanzo
di Tieck: «Poi si appoggiò al tronco dell’albero, che con i
suoi rami e con le sue foglie frusciava e bisbigliava sopra di lui, quasi
volesse dirgli parole di conforto, come volesse annunziargli oscure profezie
del futuro. Franz ascoltava attento, come se comprendesse quei suoni; perché
la natura con i suoi toni ci parla sì in una lingua straniera, ma
noi sentiamo tuttavia che le sue parole hanno un significato e volgiamo
volentieri l’attenzione ai suoi accenti meravigliosi.» . La musica
non è soltanto in ciò che risuona, nella corda o nell’arpa,
ma anche e soprattutto in ciò che fa risuonare, nell’aria e nel vento.
«In generale, a suonare è propriamente il corpo o l’aria? -si
chiede Novalis- Il fluidum elastico non è forse la vocale, e il corpo
la consonante? l’aria il sole, e i corpi i pianeti, quello la prima voce,
questi la seconda?» . Robert Bloomfield, nel suo volume antologico
sull’arpa eolia, dà ampi ragguagli della teoria esposta nelle Physiological
Disquisitons del Jones per spiegare i suoni prodotti dall’arpa: non sapremmo
cosa pensarne dal punto di vista della fisica acustica, se non che si tratta
di pure stravaganze, ma dal punto di vista della storia che qui raccontiamo
le argomentazioni di Jones sono molto interessanti, e giustificano tutto
lo spazio che Bloomfield dedica loro. Per Jones, «la musica è
nell’ aria come i colori sono nella luce». Quando un corpo rifrange
i raggi di luce, non produce i colori che vengono visti, ma fa sì
che sia la luce a produrli. Allo stesso modo, «un corpo sonoro non
dà suoni musicali ma fa sì che sia l’aria a darli, e come
i colori sono prodotti dalla rifrazione della luce, così i suoni
lo sono da analoghe rifrazioni dell’aria. Ancora: come la luce non mostra
alcun colore particolare se non si frammette un corpo a separare i suoi
raggi, così l’aria non dà suono se non interviene un corpo
sonoro a separare le sue parti. Jones proponeva anche un esperimento, per
dimostrare che la relazione da lui supposta tra aria e luce non era immaginaria:
«come la luce quando viene rifratta ci dà sette colori, e non
i più; così l’aria genera sette gradi di sonorità all’
interno del sistema dell’ottava [...] lo spettro prismatico, sulla base
di una sua accurata osservazione, fu dimostrato esibire gli stessi gradi
della serie dei toni e semitoni nell’ottava. [...] L’analogia tra suoni
e colori è molto stretta, e può essere condotta molto lontano.
[...] Insomma, la arpa eolia può venire considerata come un prisma
aereo, per la separazione fisica dei suoni musicali» .
L’idea della intima musicalità della natura e del suo valore per
il musicista tornerà con forza negli scritti di E.T.A.Hoffmann. Nella
Lettera didascalica che il compositore Johannes Kreisler, vero alter-ego
dell’autore, indirizza al suo discepolo Giovanni, e che chiude la raccolta
dei Kreisleriana, Hoffmann rifiuta di contrapporre la musica, come pura
creazione artificiale dello spirito umano, alle arti che invece, come comunemente
si ritiene, trovano la loro fonte di ispirazione nel mondo esterno.
« Il nostro regno non è di questo mondo, dicono i musicisti,
perché come possiamo noi trovare nella natura il nostro prototipo,
come ce lo trovano il pittore e lo scultore? Il suono è dovunque,
i suoni, ossia le melodie che parlano la lingua più alta del regno
degli spiriti, son solo nel petto dell’uomo. Ma non alita per tutta la natura
lo spirito del sonno e quello della musica? Il corpo risonante impressionato
meccanicamente e risvegliato alla vita, esprime il suo essere o piuttosto
il suo intimo organismo, si esteriorizza e prende coscienza. Ugualmente
lo spirito della musica, suscitato in chi ne conosce la magia, si esprime
in secrete risonanze, solo da lui percepibili, in melodie e armonia. [...]
Così improvvise ispirazioni del musicista, l’origine delle melodie
nel suo animo, il riconoscimento e l’intelligenza dell’intima musica della
natura, che sono incoscienti o piuttosto inesprimibili a parole, sarebbero
per lui il principio della vita e di ogni attività. I suoni percettibili
della natura, il sibilo dei venti, il mormorio delle fonti etc. sono dapprima
per il musicista singoli accordi sostenuti, più tardi divengono melodie
con un accompagnamento armonico. Insieme colla conoscenza s’accresce anche
la sua intima energia, ed allora il musicista entra con la natura ed il
suo ambiente nei medesimi rapporti del magnetizzatore con la sonnambula,
poiché la sua assidua volontà è una domanda a cui la
natura deve sempre rispondere» .
6. E’ un brano prezioso, questo di Hoffmann, quasi un compendio di ciò
che il romanticismo pensava del rapporto tra natura e musica. Ed è
sufficiente porlo a riscontro del capitolo VI del Bello musicale di Hanslick,
intitolato «I rapporti della musica con la natura», per misurare
con la massima esattezza quanto le cose muteranno con il dileguarsi della
stagione romantica. Nel libro famoso di Hanslick, la cui prima edizione
è del 1854, per la musica della natura non c’è più
alcuno spazio. La musica naturale semplicemente non è musica. In
natura non c’è traccia di melodia, né di armonia, e se c’è
ritmo si tratta del ritmo premusicale, del ritmo isolato che non è
ancora melodia e armonia manifestantisi ritmicamente. L’uomo non ha imparato
la musica dalla natura. «Tutte le manifestazioni della natura sono
unicamente suono e rumore, cioè vibrazioni succedentisi ad intervalli
irregolari». La natura non produce mai una nota, cioè un suono
la cui altezza sia determinata e misurabile. Il compositore non trova in
natura alcun modello, non ha nulla da imitare. Le voci della foresta, del
vento, dell’eco, non hanno nulla a che vedere con la pura invenzione umana
del linguaggio musicale. Perfino i canti degli uccelli sono un fenomeno
separato dal canto umano e dal suono degli strumenti da un insuperabile
abisso. La natura non dà nulla alla musica, al massimo le pelli per
i timpani e gli intestini per le corde. «Non le voci degli animali
sono importanti per noi, ma i loro budelli, e l’animale più utile
alla musica non è l’usignolo ma la pecora» . Ma se tra il suono
naturale e quello prodotto dalla musica dell’uomo non c’è legame
e non c’è passaggio, è facile prevedere che l’arpa eolia sarà
destinata a perdere proprio quella funzione di ponte tra la natura e l’arte,
quel suo carattere misteriosamente anfibio (fabbricata dall’uomo, suonata
dal vento) che creava tanta parte del suo fascino presso i teorici della
Romantik. «Anche il fenomeno dell’armonia naturale -che in ogni caso
è l’unico e incontestabile fondamento naturale su cui si basino i
principali rapporti della nostra musica - si deve ricondurre al suo giusto
significato. La progressione armonica si produce da sé sull’arpa
eolia a corde uguali: è fondata quindi su una legge naturale, ma
il fenomeno stesso non lo si ode mai attuato immediatamente dalla natura.
Qualora su uno strumento musicale non si suoni una determinata e misurabile
nota fondamentale, non appaiono neppure i suoni simpatici secondari né
la progressione armonica. L’uomo deve dunque interrogare, perché
la natura risponda» . La natura non parla più una lingua inesauribile,
e in ogni caso nessuno è disposto ad ascoltarla. La grande suggeritrice
è muta, perché da lei non abbiamo voglia di apprendere se
non quel che già sappiamo, e se la interroghiamo la interroghiamo
come maestri, non come scolari, così come fa, da secoli, la scienza
moderna. Leggendo queste pagine di Hanslick ci rendiamo conto che il romanticismo
è veramente tramontato, e l’arpa eolia è tramontata con lui.
Sparita dalle case e dai versi dei poeti, essa dventerà una curiosità
da conservari nei musei. Ce n’ è ancora qualche esemplare, disperso
nelle raccolte di strumenti musicali di mezza Europa.