1. Per chiarire il senso dell'interrogativo proposto nel titolo del Convegno Antonio Lambertino ha esordito notando come la questione dell'esistenza o non esistenza di Dio lasci oggi piuttosto indifferenti e come la cosiddetta "scuola del sospetto" (Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud), diagnosticando la "morte di Dio", sembri effettivamente aver colto un carattere epocale della nostra civilta'. A ben vedere, pero', la delegittimazione della religione a cui quei filosofi puntavano ha contribuito a liberare la cultura occidentale da una
rappresentazione "umana, troppo umana" di Dio, aprendo cosi' il campo al recupero di un
rapporto piu' autentico col Dio del Cristianesimo. Il senso religioso si era infatti sempre piu'
oscurato nel corso della modernita', quando una rappresentazione impura di Dio che da
tempo svolgeva funzione vicaria rispetto ai vuoti di conoscenza scientifica aveva cominciato
inesorabilmente a retrocedere in proporzione inversa rispetto ai progressi della scienza. Ma
ancora oggi e' ampiamente diffusa un'erronea rappresentazione di Dio, se e' vero che non
e' piu' Dio a domandare all'uomo il perche' di un eccidio come quello di Auschwitz, ma e'
l'uomo che, per evitare di porsi la radicale questione del senso, rovescia prometeicamente
la domanda chiedendo a Dio dove fosse finito mentre si perpetrava l'olocausto del popolo
ebraico; e' questa un'arbitraria idea del divino per esorcizzare la quale sembra proprio
necessario pagare fino in fondo lo scotto del nichilismo: cio' che il positivismo, la genealogia
nietzscheana, lo smascheramento freudiano dell'"illusione" o quello marxiano dell'"oppio
dei popoli" avrebbero dunque inteso cancellare sarebbe percio' solo la fallace immagine di
un Dio sadico o di un Dio chiamato semplicemente a liberare l'uomo dalle angosce per il
terrestre, mera autoproiezione inconscia di un io infantile, se non addirittura forma di
reminiscenza totemica; e se, d'altro canto, questa fosse effettivamente l'essenza della
religione, non sarebbe in errore chi ne diagnostica il carattere di sovrastruttura ideologica,
tesa a deresponsabilizzare l'uomo di fronte alle fatiche della storia. L'"oggi" sembra
dunque a Lambertino maturo per il passaggio a un'esperienza adulta di Dio che non risolva
piu' la religione in religione dell'io e Dio in una funzione della paura e dell'emozione; al di
la' della paura patologica esiste infatti anche "una paura propria dell'uomo intelligente",
che si risolve semplicemente nell'esperienza della propria finitudine, della non
autosufficienza dell'uomo. Compito della filosofia e delle scienze - e, fra queste, la
psicoanalisi potrebbe svolgere un ruolo importante, riconducendo ad esempio certe forme di
ateismo a conflitti psichici irrisolti - e' dunque quello di restituire Dio a se' stesso, di ridare a
Dio quel che e' di Dio; si tratta, in altri termini, di ritrovare il linguaggio e le immagini che
possano consentire di parlare di Dio evitando l'hybris autopoietica che riduce la religione a
idolatria. E cio' considerando il carattere inevitabilmente apofatico di ogni discorso umano su
Dio, limite a cui puo' sopperire solo Dio stesso facendosi Parola. Percio' il sapere filosofico,
nonostante non possa che limitarsi a verificare la noncontraddittorieta' di quella Parola, resta
pur sempre il principale responsabile dell'immagine di Dio nella storia e quindi anche della
effettiva capacita' dell'uomo di recepire sino in fondo il messaggio rivelato.
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