10. Antoine Vergote ha inteso rispondere alla questione posta dal tema del Convegno a partire
dalla "pieta' della ragione credente", cioe' dalla posizione del credente che, provocato dalle
ragioni dell'incredulo, si interroga su Dio con inquieta confidenza. Una funzione positiva puo'
a suo avviso essere svolta dall'interpretazione-spiegazione freudiana della religione, la
quale, pur avendo contribuito a condurre la nostra cultura a un agnosticismo molto diffidente,
ha al tempo stesso aiutato a preparare il terreno per una fede in Dio "purificata". Una fede,
cioe', che non debba di necessita' fare preliminarmente i conti con le scienze esatte o con le
scienze umane (come accade, invece, da quando il posto della filosofia di Dio e' stato preso
dalle scienze dell'uomo religioso), visto che queste scienze, in quanto pretendono di
spiegare la fede in Dio partendo dal mondo o dall'uomo, continuano a guardare ai fenomeni
religiosi secondo un certo utilitarismo, senza riuscire veramente a far fronte alla critica
scettica tipica dell'eta' moderna.
Oggi la ragione non e' piu' decisamente avversa alla
fede, poiche' arriva piu' facilmente ad ammettere che e' ragionevole rinunciare alla propria
sovranita'; cio' nonostante non si puo' dire che questo comporti un'apertura al Dio dei profeti e
di Gesu' Cristo, come emerge anche dal fatto che la cultura occidentale si e' effettivamente
aperta solo a un vago e neutro senso del "divino", che trova effettivamente nel modello
delle religioni orientali esperienze ad esso piu' consone. La critica freudiana alla religione si
offre pertanto secondo Vergote come euristico riferimento atto a smascherare il carattere
illusorio di un senso del divino impersonale e astratto; Freud non negava infatti lo spirito in
se' e per se' (la psicoanalisi si opponeva alla neurofisiologia), poiche' si limitava a spiegarne
la genesi, a spiegare, cioe', con quali forze derivate dalla physis e attraverso quale processo
l'uomo si genera una propria religione. Se questo metodo presenta il vizio di voler far
nascere l'idea di Dio a partire dalle funzioni della religione, ad esso si deve peraltro
ascrivere il merito di smascherare il carattere illusorio di una fede fondata o su una mera
aspettativa dell'appagamento dei propri desideri o sulla trasposizione della "voce della
coscienza colpevole" - che non e' altro che la "voce degli educatori" - in una presunta
"voce di Dio".
A partire dal vuoto - una sorta di "agnosticismo fondato" - in tal modo
apertosi, rinforzato altresi' da una sorta di opposizione affettiva alla fede, e' dunque possibile
per Vergote recuperare in futuro un nuovo rapporto dell'uomo con Dio, un rapporto in cui i
semplici desideri religiosi siano trasformati in amore vero e in cui l'uomo anziche' adattarsi,
come pronosticato da Freud, ad ascoltare la sola "voce della ragione" possa invece aprirsi
ad ascoltare la piu' discreta "voce del Dio di Gesu' Cristo".
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