11.     Pur muovendosi nel contesto specifico delle scienze naturali, Mario Zatti e' approdato a esiti fondamentalmente in linea con quanto emerso anche negli altri interventi. Restando sul piano squisitamente biochimico Zatti ha tentato innanzi tutto una confutazione del causalismo fisico e della negazione di ogni concezione teleologica nell'evoluzione biologica cosi' come proposti nel darwinismo filosofico; Jacques Monod, in particolare, sosteneva infatti che la scoperta della casualita' di ogni evento evolutivo avrebbe ormai distrutto tutte le ontogenie mitiche, infrangendo definitivamente anche l'antica Alleanza. Cio' che sfugge a questa posizione e' secondo Zatti la nozione sistemica di "complessita'", con riferimento alla quale si puo' invece arrivare scientificamente a escludere l'ipotesi che la costituzione di una proteina (costituita per esempio dalla sequenza di 100 aminoacidi) sia avvenuta per puro caso; ipotizzando ad esempio un universo in cui vi fosse una mutazione al secondo, sarebbe necessario un tempo esageratamente superiore (10120 anni) a quello dalla vita stessa del nostro universo (1010 anni) per ottenere casualmente la costituzione di quella proteina, e in piu' la struttura di quest'ultima potrebbe assumere la sua tipica configurazione disponibile a mobilita' intramolecolare solo sommando un altro tempo di 10127 anni. La genesi delle proteine puo' benissimo essere spiegata per altre vie, ad esempio ammettendo delle cause interne dell'evoluzione, delle forme artefici, degli attrattori, operanti nel contesto di instabilita' e complessita' (non esprimibile secondo algoritmi capaci di descriverla) tipico delle dinamiche caotiche (che permettono al sistema di esplorare lo spazio che lo condiziona trovando delle forme); la nascita delle vita non avverrebbe in tal caso per piccole mutazioni, ma in funzione di un cambiamento di fase improvviso in cui una rete di molecole interdipendenti sorge da un primitivo insieme di reazioni finite. E' questa una teoria certamente piu' probabile rispetto a quella di Monod, visto che ipotizzando un'autoorganizzazione fondata sulla fisica del non equilibrio le sequenze di amminoacidi per costituire una proteina vengono prodotte con probabilita' uno.
Ora, l'indeterminatezza dell'ordine biologico che viene in tal modo posta alla base dell'evoluzione comporta tuttavia anche la produzione di eventi che, a livello macroscopico, appaiono come catastrofi e che per la coscienza dell'uomo restano ingiustificati, divenendo percio' fonte di male e di dolore. Ma questo e' - argomenta Zatti - il duro prezzo che la materia dell'universo ha dovuto pagare per essere disposta all'esistenza di soggetti liberi (cioe' di un'indeterminazione a livello macroscopico), e quindi il dolore, che e' strutturalmente implicato dalle condizioni di incompletezza dell'ordine, sarebbe veramente inutile e assurdo solo se non vi fosse la liberta' dell'uomo. Pertanto Dio, ponendo in essere una tale creatura libera, deve aver visto come cosa molto buona anche il suo dolore: e' per questo che gli uomini graditi a Dio sono quelli che possono essere anche provati dal crogiolo della sofferenza.

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