12. F. T. Arecchi ha preso in considerazione la possibilita' di riproporre una ricerca di Dio con gli
strumenti conoscitivi di cui si avvale la scienza moderna. Egli ha escluso subito la via
apologetica, basata su un'esplicita dimostrazione dell'esistenza di Dio da parte della
scienza in funzione del principio di causa o di quello teleologico, e nemmeno la critica di tipo
kantiano che limita il discorso scientifico alle nostre rappresentazioni gli e' sembrata atta a
impostare adeguatamente i rapporti tra fisica e ricerca di Dio; quest'ultima limita infatti
l'applicazione del principio di causa ai fenomeni osservati e approda a un determinismo che
esclude la finalita' (a Dio, percio', si arriverebbe solo per la via della fede). Il discorso
scientifico sembra invece recuperare una sua compatibilita' con la ricerca di Dio quando si
considera il passaggio che e' avvenuto dall'analisi di oggetti semplici a quella di situazioni
complesse: la procedura scientifica non fornisce piu', infatti, predizioni certe (spesso il tempo
di calcolo diventa piu' lungo di quello del sistema fisico), ma si limita ad offrire una pluralita' di
possibili risultati, fra cui diviene necessario operare una scelta; la ricerca fisica, in altri
termini, diviene un discorso aperto, capace di modificare le proprie regole per adeguarsi ai
suggerimenti provenienti della realta': il fatto che la procedura sintattica della scienza ci porti
alla predizione di un numero altissimo di possibili situazioni finali e che invece
l'osservazione mostri che uno solo fra gli stati previsti si realizza effettivamente produce un
conflitto fra sintassi e semantica che spinge ad integrare il discorso scientifico con elementi
di realta' non inclusi nel pacchetto iniziale di leggi (strategia adattiva). Entra dunque in crisi,
adottando un simile modello epistemologico, il carattere predittivo della scienza formalizzata,
e conseguentemente il criterio di verita', di contro alla cartesiana "certezza", torna ad essere
un'apertura sul mondo, un volgersi alle diverse sfaccettature della realta' secondo regole
differenti che, a seconda dei tipi di problemi da affrontare, conducono anche a una
modificazione del nostro apparato descrittivo, del punto di vista. La teoria della gravitazione
di Einstein, ad esempio, non ha reso falsa quella di Newton, ma ne ha semplicemente
delimitato l'ambito di validita', mostrando che e' vera soltanto da un certo punto di vista.
Un simile atteggiamento, conclude Arecchi, recupera la nozione d'"adequatio" tomista e
ripropone l'immediatezza dell'essere delle cose, che non e' una semplice presenza, ma un
essere strutturato secondo una certa configurazione essenziale, della quale si puo' dare
conoscenza vera (adeguata). Di qui la legittimita' di una metafisica che si spinga al di la' delle
caratteristiche fisiche della realta' indagata dalla scienza (la cui essenza e' di non esser
necessaria) e che utilizzi come argomento principe per affermare l'essere trascendente
quello della contingenza; si recupera cosi' "la principale delle vie di S. Tommaso, vista non
come dimostrazione matematica col rischio conseguente di trasformare Dio in una nostra
costruzione mentale, ma come dito puntato, come apertura di un cammino legittimo che va
proseguito con metodi diversi da quelli scientifici". La scienza, dunque, muovendosi nel
dominio dei "preambula fidei" lascia intravedere, al di la' dei propri ambiti, una pienezza di
senso verso cui ad essa non e' data che un'asintotica e dinamica tensione.
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