4. Uno degli argomenti piu' stringenti presentati come via per provare l'esistenza di Dio e'
stato quello esposto da Claudio Ciancio a partire dalla realta' del male o, meglio, dalla
negazione dell'interruzione della relazione con Dio che il male morale introduce. Lo stesso
riconoscimento del male, infatti, non puo' - secondo Ciancio - avvenire se non di fronte
all'assoluta positivita' di Dio (di fronte alla quale il male appare appunto come cio' che non
doveva essere), ed e' quindi chiaro che la negazione della realta' del male porta all'ateismo,
mentre la sua attestazione apre al riconoscimento della realta' e liberta' di Dio. Tutti gli altri
modi di recuperare una traccia dell'infinito nel finito sono destinati ad immanentizzare
eccessivamente il divino, impedendo all'uomo di rapportarsi autenticamente alla propria
trascendenza; e comunque, anche se si dovesse per queste vie guadagnare l'esistenza di
Dio, questo Dio non riuscirebbe poi a render conto del male.
Non si tratta dunque -
precisa Ciancio - di una tradizionale "via" o di una vera e propria "prova" dell'esistenza
di Dio; infatti, il nesso male-Dio e' da intendere in senso circolare, dialettico, di modo che
l'implicazione non possa essere colta dall'esterno. La filosofia non puo' in realta' convincere
nessuno dell'esistenza di Dio (per accettare la quale e' dunque necessario un "salto"),
sebbene possa, mostrando il circolo, far vedere quale sia la posta in gioco. L'ontologia
esistenzialistica che funge da sfondo all'argomentazione di Ciancio si presenta dunque
come una forma di ermeneutica dell'esperienza etico-religiosa, come un'interpretazione
dell'esperienza di Dio a partire dalla radicale ingiustizia della sofferenza del giusto, dal
dolore, dal male morale. Nell'epoca del nichilismo compiuto sarebbe dunque proprio lo
scandalo dell'interruzione della relazione con Dio cio' che con maggior cogenza ne puo' far
avvertire la presenza. Ed e' solo a queste condizioni - conclude Ciancio - che l'uomo puo'
farsi un'immagine corretta di Dio (un'immagine cioe' che presenti l'identita' di un'assoluta
alterita'). Se infatti il peccato originale consiste nel fatto che la somiglianza dell'uomo con
Dio e' destinata a far dimenticare la differenza, sara' proprio l'irruzione del male che,
deformando appunto l'immagine divina, potra' esaltare la differenza rispetto all'originale,
restaurando il senso proprio dell'analogia e riconducendo l'uomo piu' autenticamente a Dio.
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