6. Robert Spaemann ha proposto una possibilita' di dimostrare Dio "alle condizioni della vita
moderna", cioe' a partire da un pensiero inteso come dominio, come autoaffermazione e non
piu' come il mostrarsi di cio' che e'. Le prove tradizionali potevano essere efficaci solo in
determinati contesti culturali, altrimenti potevano divenire anche controproducenti (come
accade nel caso del teleologismo, che cela in se' un equivoco: il mirare a qualcosa non in se'
e per se' ma in forza di un motore esterno). A partire da Cartesio, comunque, l'intellegibilita'
dell'essere non e' piu' garante dell'esserci di Dio e la prova di Dio, percio', non parte piu'
dal presupposto della verita' della conoscenza; al contrario, e' la stessa realta' di Dio a
garantire ora l'intellegibilita' dell'essere e della verita', sicche' solo colui che gia' crede in Dio
sara' disposto ad accettare quella nozione di conoscenza disposta all'eccesso che si possa
appunto accordare con la conoscibilita' di Dio. Ma proprio per questo, chi piu' di altri ha
contribuito a preparare il terreno per una nuova via a Dio e' secondo Spaemann Friedrich
Nietzsche; Nietzsche avrebbe infatti mostrato nel modo piu' radicale l'intimo nesso che
collega l'idea di Dio con quella di verita': la negazione di Dio comporta la negazione della
verita', comporta che l'uomo si limiti a conoscere i propri stati d'animo soggettivi, senza
poter piu' disporre di alcun criterio per sceverare la verita' dall'illusione e senza provare piu'
alcuna spinta all'autotrascendimento. A questo punto, l'argomento piu' convincente per
dimostrare l'esistenza di Dio non e' piu' quello che guadagna Dio come causa prima, bensi'
quello che giunge a Dio come al garante dello spazio della verita', spazio entro il quale il
soggetto puo' recuperare la propria identita' oltre la propria autocoscienza istantanea. La mia
realta' vissuta presente, in altri termini, potra' esser pensata al modo del futuro anteriore (potro'
dire: saro' stato) solo se garantita dall'esistenza di un Dio trascendente; altrimenti
potrebbe aver senso affermare che il mio senso presente di oggi non sia mai stato e
scomparirebbe dal cosmo ogni forma di vita cosciente. Dio viene cosi' guadagnato come
garante della "realta' della soggettivita'", di una realta' che apre quell'"animale abile" che e'
divenuto oggi l'uomo (illusosi di poter manipolare a piacere tutti i propri affetti e di poter cosi'
conquistare la felicita') anche a un rapporto conoscitivo con la realta' a se' esterna, a
contemplare qualcosa che non sia la nevrotica successione dei suoi cangianti stati d'animo.
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