7. Secondo Paul Gilbert il futuro di Dio per l'uomo e' legato alla possibilita' dell'uso di un
linguaggio dotato di senso. E' l'atto stesso dell'argomentare - egli ha sostenuto - che si
fonda su determinate condizioni a priori, le quali entrano nel linguaggio ordinario sotto i nomi
di "io" e di "infinito"; si tratta di due nozioni che si avvicinano molto ai deittici, poiche', piu'
che significare qualcosa di determinato, indicano due essenziali caratteristiche implicite in
ogni atto argomentativo: l'io come atto all'origine delle parola e l'infinito come orizzonte
entro cui i finiti intessono le proprie relazioni, rendendo possibile la ricerca intellettuale. Ora,
la parola "Dio" in quanto "significa al contempo un infinito e un io che e' infinito" intreccia
nel modo piu' stretto queste due nozioni, offrendo una sorta di "sintesi a priori dell'atto
argomentativo", una sorta di "anima" della nostra dizione delle cose. Il fatto stesso che
l'uomo sia in continua ricerca della verita' e che consegni per lo piu' tale ricerca al
linguaggio - argomenta a questo punto Gilbert - richiede quindi necessariamente
l'esistenza di Dio come sua condizione di possibilita', come sua condizione a priori. Gilbert
conclude notando come la tesi appena enunciata non sia radicalmente nuova, visto che una
simile potenzialita' del concetto di Dio e' a suo avviso riscontrabile gia' nell'argomento del
Proslogion di S. Anselmo di Aosta.
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