8.     Anche Paul Ricoeur - stando a quanto e' stato anticipato del saggio che comparira' sugli Atti - intende assegnare al linguaggio il futuro del rapporto fra uomo e Dio. Portando l'attenzione sulla molteplicita' degli stili letterari racchiusi negli scritti canonici, Ricoeur propone di orientare il discorso teologico al di la' del modello di una "storia della salvezza" procedente in modo lineare dalla Genesi all'Apocalisse; tale modello, infatti, risulta a suo avviso incapace di cogliere la ricca interazione delle qualita' temporali celata nell'irrisolta dialettica fra memoria e speranza. Secondo Ricoeur il discorso teologico e' dunque ricco di indicazioni per la teoria narrativa; basti pensare, ad esempio, alla mediazione fra mondo del testo e mondo del lettore che si realizza nella narrazione biblica, caratterizzata appunto da "un peculiare effetto di intensificazione, che si manifesta sia nel costituire l'identita' della comunita' che continua a raccontarla, sia nel raccontare una storia non-finita e ancora in corso (il rapporto tra Dio e Israele) che rimanda al tema teologico dell'ineffabilita' di Dio". Esiste pertanto all'interno del discorso biblico anche un significato non-narrativo - integrato nella narrazione ma estraneo ad essa - che trascende il senso semantico del testo. Sottolineando simili analogie e differenze sussistenti fra la narrazione in generale e narrazione biblica, Ricoeur non si esime comunque dal mettere in guardia circa le difficolta' che si celano nel progetto di una "teologia narrativa".

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