9.     Altre fondamentali modalita' del rapporto tra filosofia ed esperienza religiosa sono state individuate da Giovanni Ferretti, il quale ha indicato come via per guadagnare l'esistenza di Dio la straordinaria testimonianza di vita dell'uomo giusto o l'esperienza personale di un'insperata gratuita' d'amore da parte altrui. L'intervento ha preso le mosse da un excursus storico: se tradizionalmente l'esperienza morale si radicava sull'esistenza di un Dio razionalmente dimostrabile, a partire da Kant la modernita' ha elaborato un nuovo nesso - non piu' fondante, pero' - fra teologia ed etica basato su un'"inferenza della speranza" (introdotta per superare i limiti dell'umana liberta'). Pur divenendo autonoma, l'etica non ha dunque reciso ogni rapporto con l'orizzonte teologico, arrivando ad affermare la trascendenza di Dio (del Dio del Cristianesimo) in forza di un'esigenza razionale (la postulazione, da parte di Kant, di Dio e dell'immortalita' dell'anima per render possibile la retribuzione del giusto e la realizzazione del Sommo Bene). Ora, se e' vero che, pensando in questo modo il rapporto tra fede e morale, la prima rimane comunque indispensabile per realizzare la seconda, viene tuttavia meno secondo Ferretti la possibilita' di far fronte alle radicali obiezioni del cosiddetto "ateismo postulatorio" - la definizione e' di Max Scheler - che non solo sostiene il carattere lesivo per la dignita' della persona di un'etica teologicamente connotata ma arriva addirittura a porre come condizione dell'etica la stessa non-esistenza di Dio.
Fondamentali appaiono allora a Ferretti i tentativi dello stesso Scheler e di Emmanuel Lévinas di allacciare nuovi rapporti fra religione e filosofia. Gia' in Kant, peraltro, la nuova via morale all'esistenza di Dio non era estranea ad una partecipazione etica, visto che la fede morale razionale (l'inferenza etica) e' comunque basata su un'accettazione della liberta' come costitutiva della persona (e quindi il nesso teologia-etica si pone solo nella scelta per la liberta'). Tuttavia il nesso fra partecipazione etica ed esistenza di Dio e' stato ben esplicitato solo a partire da Max Scheler, il quale ha proposto di fondare l'etica non sull'imperativo ma sui Werte (valori) dei diversi campi dell'essere, sino al valore supremo di Dio. Il dover essere etico non scaturisce in tal modo dal comando, ma dal valore dell'essere, che posso cogliere solo in un atto disinteressato di intenzionalita' affettiva e verso il quale non devo essere attratto, ma posso anche essere spontaneamente orientato. Dio guadagnato per questa via non appare piu' semplicemente come l'essere trascendente in cui ha origine il dover essere, bensi' come il valore fondante l'assolutezza della persona, come amore, come santita' ("Siate santi, perche' io, il Signore, Dio vostro, sono santo" Lv 19,2), cioe' come condizione dell'incondizionatezza con cui i valori sono colti.
L'autore che secondo Ferretti ha messo in campo gli argomenti piu' stringenti contro l'ateismo postulatorio resta tuttavia Emmanuel Lévinas, secondo il quale Dio, epurato dalla violenza del sacro spersonalizzante e arbitrario, puo' apparire nella sua autenticita' solo nelle relazioni etiche tra gli uomini; non pero' dalle relazioni che nascono da un imperativo formale ("devi amare gli altri") e nemmeno da quelle che derivano dall'appello di valori assoluti universali (Scheler), bensi' dall'appello imperativamente incondizionato del volto dell'altro sofferente e oppresso, dalla concretezza dell'altro che ha bisogno di me. Di fronte a un mio simile che soffre io mi sento infatti originariamente investito della responsabilita' sua e quindi, prima ancora che accada la mia scelta, la mia liberta' si scopre gia' investita di una responsabilita', che e' prima figura del "bene". Il Bene, pertanto, e' la condizione sulla base della quale si da' anche la mia possibilita' del rifiuto, cioe' del male: posso dire di no solo se gia' investito dall'appello, se, cioe', il Bene mi ha gia' scelto. Di qui deriva anche il carattere finito della liberta' umana, di contro alla sua infinitizzazione da parte dei teorici dell'ateismo postulatorio.
A Dio si puo' oggi arrivare, conclude pertanto Ferretti, seguendo le tracce che Egli ha lasciato nel volto sofferente dell'altro e nella mia responsabilita' libera; Dio e' infatti nominato indirettamente ogni volta che si dice "eccomi" al proprio vicino, che si risponde cioe' a un appello nascente dal profondo mediante un atto di liberta'.

BACK