di Francesco Piselli
Soffici o piccanti canzonette, o anche pezzi classici nellostesso genere, ci accompagnano mentre facciamo le spese: concerto per carrelloe orchestra. Congrua è la presenza della musica, ingrediente obbligatodi tanti spettacoli, nei supermercati planetari del terziario giunto a prodigiososviluppo, festo
samente teatrali. Le sigle musicali ravvolgono merci in offerta:musica come confezione.
In macchina a Fiorenzuola d'Arda suscitiamo la pavana: le sonoritàdi un delicato solista non sono pur mo'svaporate presso di lui, che il campoelettromagnetico le ha prese in serbo, trasfigurate in codice, ricostituite,apportate qui in tempo reale. Da registrazione su variati supporti, cantogregoriano, opera lirica, folklore celtico, Bach Giovanni Sebastiano, ilcomplesso dei Tagliagola, cori alpini, sono alla
mano, docili, plastici,fedeli. Ma anche le audizioni musicali dal vivo non sono comunemente inaccessibili,né infrequenti, capitando pure che Assessorati o altre benevole istituzionile imbandiscano gratuitamente.
Il costruttore di musica attinge da una provvista di semilavorati cui ilpaziente ed autocorrettivo avanzamento della tecnica conferisce buona affidabilità.Gli strumenti soddisfano. Bene ordinati in famiglie canoniche, la loro proprietàè questa; che quanto piú
siano intensamente strumenti, chimorbido violoncello, chi puro flauto, chi invadente ottone, allora non sonopiú affatto strumenti. Non sono! Non ingombrano, non si metamorfosanoin gatti funesti, le loro tastiere non tradiscono come insaponate.
Quanto alla formazione musicale superiore, da una parte le attinenti disciplinenon consentono per loro natura troppa imperfezione, e si suona superandouna certa soglia di correttezza o si fa pietà, sicché musicanticosí cosí non s
i dovrebbe riuscire a promuoverli; d'altraparte la teoria, la tecnica, la didattica musicali, sono ormai molto mature.Un corpo di regole non truci, da conciliazioni pratiche semplificate, esisteben stabilizzato, documentato, trasmissibile senza difficoltà intrinseche.
È di pubblico dominio, peraltro, che il venerabile Sinedrio delleRegole Musicali ormai da tempo riceve tanti ceffoni. Qualcuno profetizzache tutto il cafarnao strumentale e teorico stia per afflosciarsi allo statodi documento
filologico, completamente superato dalla musica elettronica,computerizzata, ex machina. Qui entriamo in un movimento di marea dellearti, accelerato dall'informatica e dalla cibernetica, a dimensioni incalcolate.Che sarà? Ma non serve neppure guardare al domani: ce n'èabbastanza oggi, che la musica è offerta tutta insieme, l'infrazionesullo stesso palchetto della legge, i monumenti accanto all'effimero perlo piú redatto secondo un design molto accurato.
Uniformate nel medio
della merce, le musiche sembrano fra loro diverse euguali come buoni shampoo. Va da sé che non si è molto soddisfattidi considerare i prodotti musicali proprio e soltanto come beni di consumo;mentre, per abitudine o educazione almeno, riteniamo che alcuni di essisiano piú musicali, altri meno, anzi che alcuni siano, dicendo conesattezza, opere d'arte. Dobbiamo dunque venire a valutazioni nell'offertaabbondante. Di conseguenza, è opportuno chiedersi, per meglio valutare,che cosa
è la musica, ovvero l'essenza della musica.
Un paragone: può avvenire che, dovendo procedere all'acquisto diun lavastoviglie, o di un'autovettura, la differenza di valore fra questoo quel prodotto non risulti tanto evidente da consentire all'istante discegliere il meglio, posto che non ci accontentiamo del sentito dire o delcolore. Saremmo piú sicuri, possedendo una buona conoscenza dellameccanica, dell'elettronica, delle prestazioni della macchina con le sueutilità anche rel
ativamente ai miei bisogni e ai miei piani economici:ciò che la macchina è, ciò che è per me. Ilprezzo, di per sé, non è ancora sufficiente a far decidere,perché non sempre quel che costa di piú è il meglio.Cosí pure il prezzo, espresso sia in valuta che in consenso ricevuto,non basta per una buona valutazione di opere artistiche, in genere e musicali;e tanto piú se, come vuole una condivisa credenza, esse sono quelche sono e valg
ono quel che valgono senza alcuna relazione alla resa, tantao poca, in moneta o consenso. Sapere le essenze, dunque, è utile.
Bisogna ora ammettere che non sempre l'estetica ci assiste in una ricercadi essenze. In forma popolare, sostiene l'assoluta singolarità diogni originalissimo, inconfrontabile, ingiudicabile evento opera, magariinvocando i diritti del genio creatore. Ogni opera è una tantum.La tesi compiace, nel mestiere, la ritrosia professionale poco amante dellevalutazioni,
specie se si prospettano sfavorevoli; ed anche riscuote simpatiefra i facitori e venditori d'arte, quando con la mirabile unicitàextraterritoriale dell'opera zittiscono la clientela e l'utenza.
Con quelli collaborava oggettivamente quel Grande che esaltò l'intuizionelirica come essenza sempre nuova, diversa, particolare, dell'opera d'arte,che il giudizio critico non può osare di catturarla, perchégli mancano riferimenti generali: e deve limitarsi a riconoscere, voltaper volt
a, che l'opera se è, è. Secondo tale alto pensiero,l'intuizione lirica coincide con l'espressione in parole, colori, suoni,o altro; ma, essendo intimamente spirituale, non dà importanza allamateria (se la cavi la dottrina a spiegare le attinenti difficoltà);quest'ultima comparendo solo a mo'di fissativo, che trattenga in questomondo prosaico la volatile progenie dello Spirito.
Inenarrabile vituperio soffersero pensamenti cosí, accusati fra l'altrodi sclerosi passatista
verbosa. Mi sembra che, piuttosto, non male si accordinoai tempi nostri. Il principio della pura, autonoma, ingiudicabile intuizionelirica, incoraggia le sperimentazioni. E se la materia è indifferente,siamo agevolati a calpestare le materie vecchie e introdurne altre povere,scandalose, inaudite. E se la materia fa da mero fissativo, eccola al giustoposto nei nastri magnetici o simili, la cui funzione è tutta nelconservare e lasciar scaturire a richiesta, inalterata, l'opera musicale.È
; vero che l'alone romantico impetuoso dell'intuizione espressionepare (non sempre) cedere a calcoli concettuali. Ma non sono spirituali questi?Piú ancora: nella sua autonomia per cui è e basta, al di làdi ogni commento valutativo, un'opera musicale somiglia molto a quelle cosesemplicemente esposte cui le poetiche contemporanee ci hanno assuefatti.
Si può annotare che diamo troppa importanza a movimenti minoritariin confronto a concezioni tradizionali e affermate. La notazion
e, raccolta,invita a riprendere alquanto taluni, e anch'essi ormai popolari, messaggitramandati.
Da sempre, chi fa musica, sa che essa è la musica. Ciò cheegli trova nella sua prossimità consiste in opportuni generatoridi suono e istruzioni per l'uso. Le istruzioni, che sono il capo sintatticoe progettuale, musicalmente non interessano se loro referenti (ivi includendoil silenzio) non sono le sonorità. Queste possono rimanere in mentenostra, ma è preferibile e d'uso ch
e si attuino con ogni loro finezzatimbrica, volumetrica e altra. Sono rilievi primordiali e, sembra, inconfutabili,cari alle estetiche formalistiche. Altrettanto patente è che, secon spirito libero ammettiamo la mobilità degli elementi suddetti,se includiamo nelle istruzioni musicali anche il precetto per una ricercaatta a modificarle, l'accademismo è contrastato. Se invece postuliamoricette invariabili, magari perché sedotti da certe fortune o perristrettezza nostra, restiamo i
ndietro rispetto al corso concreto dellaprassi musicale.
L'essenza della musica, è la musica; questa sentenza è datenere a mente per scansare i giudizi e i pregiudizi ignoranti. Meglio:piú che pensata, deve essere vissuta musicando secondo competenzae rigore. Teorizzata, si può prestare fra l'altro a matematismi efisicalismi, perché le istruzioni contengono qualche numero, e perchéla massa sonora è un corpo.
In quanto corpo, essa conferisce un piacere,
o infastidisce, o passa affettivamenteinosservata. Visti i presupposti, i quali nulla contenevano atto a finalizzarlo(benché il piacere potesse essere il fine delle istruzioni), essopiacere compare perché compare, sia pure come di una meringa, o siapure poco distinguibile ancora dal benessere durante una passeggiata; mabasta già a introdurci nell'esperienza musicale; e con questa sifanno avanti la vita, i sentimenti, il resto del mondo.
Da remota antichità si crede che la mu
sica stia in partecipazionecon realtà universali, meglio se cosmiche. Ha avuto nobile corsola persuasione che le creature, una per una, non siano se non segni, stabilitinon già per umana convenzione, bensí liberamente da Dio, affinchéEgli manifesti la propria altrimenti inaccessibile sapienza. Riceviamo unapromessa, un'esortazione, una filologia: Sappiate leggere, muniti del lessicoadeguato, lo spirituale cosmico testo dei fenomeni, e li oltrepasseretefelicemente conseguendo la
verità che essi raccontano. Ma insopportabileè l'esperienza di un'aspra lotta immobile fra i contrari, senza altroesito se non la mancanza di fondamento che essa spalanca: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio, et excrucior.
Affinché l'esistenza e il sapere non si congelino nell'orrenda stasidi Catullo, dobbiamo ritenere che ogni opposto, per quanto lacerante, nonsia tanto contrastante verso i suoi
opposti da aprire un adito al nullaannullandoli, che sempre le differenze si apparentino per qualche identità.La scontrosa e ambiziosa alchimia forzava queste richieste pretendendo persinoche l'Alto e il Basso, il Cielo e la Terra, siano lo stesso, ad perpetrandamiracula unius rei.
La verità in questione, nel sistema delle infinite identitàdifferenze prendeva nome Musica: Il testo fenomenico è uno spartitoche contiene il maestoso concento degli elementi, delle stagioni, dell'
animae del corpo. Ma uno spartito cosí è concepibile perché«musica» può essere benissimo prodotta. O che, come èimpegno generico di un artefice, si cerchi di mettere in armonia i diversi,o che, dando al termine «musica» l'accezione auditiva, basti pizzicarecorde diversamente ma accortamente tese, per rifornirsi, senza ricorso adalcuno specialismo metafisico, di una vistosa analogia verso la musica dell'Essere.
Se l'analogia deve valere, non pu&ograv
e; essere soggettiva, perchéle «consonanze» nella musica artificiale sono una conseguenza,una regione, un canale verso l'esperienza della dissimilium concordia insitanell'essenza di ciò che è. Ancor oggi molti ritengono chesiano naturali. Un supersoggetto artefice, uno Iubal pater canentium citharaet organo, un Pitagora, le ha garantite una volta per tutte, in non tempidi rivelazione. Tanto robustamente sostenuta, la dottrina della musica auditivaartificiale è stata sc
ienza, anzi forse la piú esatta scienzaai suoi tempi, se esatto significa del genere matematico. Ha applicato argutecomputazioni a fili metallici o minugia, colonne d'aria, metalli vibranti.Proposto generalità. Presupposto l'uniformità della naturae inclusivamente della materia, la conservazione delle masse, l'affidabilitàdelle misure. Fra i suoi esiti lontani ma non sconnessi traspare la filosofiameccanica, che sottometta alle leggi del moto una sola materia, identicaper il cie
lo e per la terra: identità, dove non meno riconosciamoil sopra menzionato principio alchemico che, filtrando per le porositàdella storia, ispira pur esso le origini della scienza moderna.
Si è osservato che stando a concezioni del genere il musico pratico,assordato dalle sue imperfette sonorità, intrappolato nella materiae nell'empirismo, risulta molto inferiore al musico cosmologo, assorto nelladecifrazione della solenne armonia eterna, inaudibile e per di piúantiest
etica, in quanto scientifica.
Può essere.
Per me, provo a considerare la relazione all'inverso; e vedo, se mai, laprassi musicale intimamente elevata e nobilitata. Pensate! Un qualsiasivagabondo che si aggira con la ribeca a tracolla, che si riempie la pancia,solitamente vuota, avendo strimpellato a ballo per i paesani, anch'egliè voce, e voce privilegiata, nell'inno fra Cielo e Terra!
Ma le concezioni cosmologiche sono molto cambiate. Un tempo semplici universiallogavano rapporti de
l tutto politi e sicuri. Numero e figura supernamentes'incidevano nella materia, senza sbavature probabilistiche, talchéallora sembravano emblema (o forse lo stesso) dell'Essere e del Valore.Ma, oggi, domina piuttosto una cosmologia ispirata ai grandi numeri, all'incertezzae al calcolo delle probabilità, per cui non piú convince moltol'immobile proporzione immacolata: tanto piú sospetta, adesso cheil Divenire o la Storia si vogliono accampare quale autentico Senso dellarealt&agr
ave;. Dominano il probabilismo e l'atomismo, e non proporzioneremmosenza dismisura l'oscura vastità galattica ai nostri limitati eventiterrestri. Tuttavia, se quel troppo semplice che concezioni arretrate imponevanoalla musica e all'immagine cosmica, è decaduto, meglio! Un bottinoassai ricco è ora spalancato da tutte le sonorità che l'ortodossiatonale e mensurale ignorava: fruscii, picchiettii, lallazioni, rumori. Lamusica non ha che da impadronirsene rinnovandosi, e sempre, ogg
i come ieri,solidale all'ordine cosmico che a qualcuno appare disordine solo perchéha superato un ordine desueto.
Dell'estetica cosmologica un nativo razionalismo spiace a chi non vorrebbeespellere dalla musica certe qualità, certi contenuti emozionali;o che la musica esprima (veicoli, manifesti) sentimenti; o che li susciti,magari simpaticamente. Si fanno osservare estasi e sconvolgimenti, personalie collettivi, insufflati dalla musica. Dicono: la musica fa pronunciaresí, e basta.
Placet. Non escludono la pressione di un'armonia ulteriore,ma non la vogliono del genere calcolistico. Recitano di benefico medicamentoche la musica esercita su animi disgregati.
Può darsi, e può non darsi, che gighe, moresche e bande militariagiscano a mo'di valium o roba forte, e calmino o tirino su di giri: lasceremoi commenti in merito a chi ne sa di piú. Certo, sono convinzioniarcaiche e costanti. E non negheremo che, come un paesaggio è dolceo austero, una carrozzeria a
rcigna o invitante, un volto amicale o spaventoso,possa darsi qualcosa di simile per la musica. Difficile è entrarenei dettagli e nelle correlazioni almeno un poco stabili; troppo frequentisono le delusioni a seguito di verifiche circonstanziate. Sarebbero possibiligrandi linee, tentativi di massima, e anche a questo modo nel forse e perdendoin intensità interpretativa. Vengono addotte risoluzioni, tensionicaricate, ninnate, scaricate; sia pure, ma tutto è vago.
Le difficoltà
si attenuano un po', e il vago si riempie metafisicamente,se piuttosto che determinare gli affetti assumiamo di questi la forma generale.In contrasto con la conoscenza logica, essa appare, perché tumultuante,spostata verso il divenire. Movente ne è il desiderio, propulsorela volontà. La musica non propriamente esprime, ma è, sensibilmentecondensandola, una Volontà travolgente che sospinge la vita a vivere.Anche, l'Idea Spirito nel corso del suo romanzo che si conclude al
la limpidacoscienza sovrapersonale di sé, passa un tempo di turgore commosso.L'incoscienza dionisiaca si rotola gradevolmente nella musica, favoritadal rilievo che la musica è priva di parola, e non ha concetti.
Siamo al punto del linguaggio della musica. Dalla percezione che un pezzomusicale dica qualcosa non facilmente ci liberiamo; tutto, del resto, dicequalcosa nella nostra esperienza, e perché la musica dovrebbe fareeccezione? Comunemente poi, il termine «linguaggio musica
le»,corre senza ostacoli. Dirà la musica sentimenti, dirà stelleo alberi o pietre? Ma altri sostiene che la musica è asemantica.
Senza gettarsi in filosofia del linguaggio, perché ci occupa la filosofiadella musica, sappiamo che, almeno nell'uso non detto, ma anche spesso dichiaratamente,per linguaggio si tiene una collezione di certe cose, abbastanza stabilee regolare, che ne faccia, sempre abbastanza stabilmente, conoscere altre,sí come è testimoniato da
lessici e grammatiche. Vi sono linguaggichimici, olfattivi, la danza delle api, mimiche facciali, gesti, linguaggiverbalizzati, ai quali ultimi la musica per il medio della sonoritàsembra somigliare.
È bene tuttavia, e innanzitutto, non farsi vittima di un abbaglio.Il discorso orale contiene in quantità arsi, tesi, ritmi, anche intonazionimusicali che la buona eloquenza sa sfruttare, come sapeva la fina arte retorica.Alzare la voce, il sussurrato, un timbro stridulo o pastoso, la mu
sica dellaparola insomma, hanno spesso caratteri semantici.
Però l'intersezione fra sonorità verbale e musicale, interessantee utile per buoni effetti artistici, non rende la musica simile al tedescoo al catalano! Neppure, almeno fino a questo momento, sembrano credibililessici musicali a posteriori, per quanto possiamo costruirne a priori.La tromba militare dice: «Andate tutti a dormire», un colpo difischietto fa accorrere il cane o sospende la partita sportiva. Posso imporreche
si bemolle significhi «cappello». Ma pescando nella massadei prodotti musicali non composti a scopo segnaletico, un vocabolario siriesce a formarlo, con imbarazzi e forzature, soltanto per generiche, oarbitrarie, tensioni e mozioni. Riconosceremo che, a grandi lotti, la musicapuò comunicare e comunica culture, stili di vita, spiritualitàraffinate o materialismo crasso di un'epoca, di un popolo, forse pure (piúdubbio) di una persona. Ma non dobbiamo dimenticare che lo comunic
a perchéne è parte. Siamo davanti a una specie di metonimia; la musica diBach ci comunica la religiosità, luterana o altra che sia, del suotempo, perché ci sono documentate tutte e due insieme. In conclusione,e lasciando comunque l'ultimo detto ai linguisti, la musica sembra linguaggio,ma anomalo.
Tutto ciò, se non consideriamo puramente meccanicistica e strumentalisticala teoria del linguaggio comunicativo di cose, e non portiamo invece l'attenzionesul suo carattere r
ivelante di enti, e per questa via rivelante dell'essere:linguaggio casa dell'Essere.Visto che il linguaggio corrente non dice, però,l'Essere, ma carte di credito e surgelati, rispetto al linguaggio essenzialeesso risulta chiacchiera, talché si pone meglio l'accento sull'ascoltorapito, sul barlume di un Sacro, sul silenzio rispettoso. Tutti i vantaggidella parola vocabolo diventano inconvenienti, tanto piú che la tecnicaevocativa, elusiva, allusiva, estraniante di vari poeti tende a es
cluderli.
Se vogliamo liberarci dall'equivoco ingombrante della parola comunicativa,nulla di meglio che la musica, allora. Alla musica si addice l'ascolto abbandonatoaffinché venga avanti l'Essere nel suo dispiegamento armonioso olacerato, e sempre soave. Che le sonorità musicali si ripieghinosu sé, apparentemente non riuscendo a dire se non: «Questo stessoquesto stesso», è in realtà un loro pregio, perchéil questo stesso è l'essere dell'Essere.
A margine, si deve peròosservare che la musica è tipica per il suo trapassare; non si èappena udita, che già si è spenta, tanto che qualcuno l'attribuivaalle arti del tempo. Se dunque la presenza della musica implica la mancanza,e se la musica è la casa dell'essere, risulterebbe una casa dell'essereper lo meno in continua ristrutturazione, e dunque in continua demolizione.Risultato inquietante da applicarsi anche alle estetiche cosmologiche edel Sentimento origina
rio.
Questi speciali problemi ontologici indurrebbero a riflettere anche sulposto della musica fra le arti. Una casa dell'essere non sembra qualcosache si fa, come solitamente vengono fatti i prodotti artistici, per umanamano e umano ingegno: questione da porre per tutte le estetiche della rivelazione.Di fatto, la musica è comunemente e da gran tempo collocata tra quelleche si dicono arti, e tanto il parere abituale quanto la storia dell'estetical'hanno piú volte valorizzata fra le consore
lle; meno della poesia,è vero, che, corrispondentemente a circostanze e tradizioni educativee sociali dominanti, è stata in singolare onore. Tuttavia, qualcunoenunciò la tesi che tutte le arti tendono alla condizione della musica;volendo cosí accentare nel fare artistico una proprietà asemanticae fluente che nella musica si riscontra a grado esemplare. In questa accezionesi dovrebbe dire non che la musica è una fra le arti, ma che l'artein genere è musica.Altre verifiche da fare: già non è immediato far convergerei diversi settori stilistici, strumentali, storici della musica, e un'omogeneitàfra le arti va discussa. Come riusciremo a comprimerle tutte nel cesto dellamusica ? Sono altri registri il dissolvimento dei generi ormai da temponoto, oppure che, come capita, viviamo le arti unite, trovando in opereliriche, balletti e altre occasioni la musica a tenersi buona compagniacon architettura, pittura, recitazione, mimica. Sembra, ad o
gni modo, chequalche carattere traente ed esemplare la musica lo possieda, se nel fareartistico consideriamo specialmente il costruttivismo e la progettazione.E se differenziamo la musica dalla pittura perché la prima èdiscretista e la seconda continuista, il guadagno di ogni frequenza acusticaall'interno degli intervalli tràditi oggi può ravvicinarele due arti. Siamo sempre nella ricerca, da non abbandonare all'insegnadi frettolose e impressionanti somiglianze o discrepanze.
Sfilate, celebrazioni, liturgie, discoteche, concerti, supermercati: losappiamo bene che la musica esiste intersoggettivamente. Tante musiche sonostate deplorate perché voluttuose o altrimenti moralmente dannose,altre perché non erano abbastanza al di là del bene e delmale. Vi sono musiche sacre, altre che fanno effetto blasfemo. Se stiamocon un superficiale estetismo, possiamo sostenere senza discussione la completaopacità morale e sociale della musica, ma i fatti non concorda
no,e si fa piú pungente la questione delle sue attitudini comunicative.O diremmo che, forse, i prodotti musicali siano essi stessi apparizioneanalogica, al magma dell'esistenza in comune, di statuti sociali, chi sa,migliori? Teoreticamente sembra che resti da indagare e da dire ancora tanto,ancora tutto. Forse «cosa resta da dire», è presso l'essenzadella musica. Nella prassi, ogni problema si leviga e risolve con la fatturadella musica, dove la musica è la musica.