la casa natale
di
Arturo Toscanini

di Rita Guidi

Forse il fiume gli ha regalato i primi suoni. È appena dietro la nebbia di questo borgo, che adesso è Rodolfo Tanzi, ma che il 25 marzo 1867 si chiamava borgo S.Giacomo.

È qui,al numero 13, che vide la luce Arturo Toscanini. Non molto di più, a dire il vero: a due anni era già a Genova e poi di nuovo a Parma, passando da una dozzina di abitazioni dell’oltretorrente popolare. Tutte più o meno come questa: una stanza sulla strada, che diventa la bottega del padre sarto (e garibaldino), una stanza per dormire di sopra, e le altre, come il cucinino, da dividere con altrettante famiglie. Pochi mesi e un po' di latte, eppure già una radice: quanto basta per un museo.

Acquisita dagli eredi alla morte del maestro, nel 1957, la casa fu destinata ad uso museale già dal ‘67, ma è solo dal 1987 (dopo il terremoto del ‘83 e i conseguenti restauri) che è fruibile nella sua veste attuale. Tra l’altro arricchita, adesso, dall’archivio Aureliano Pertile, il cosiddetto ‘tenore di Toscanini’, voce forse non eccezionale, ma personalità e temperamento che garbavano al Toscanini Direttore della Scala, assai più dei capricci divistici ( e dei cachet )di altri cantanti più celebri. Una scelta, per chi scegliere tra mestiere e arte, carattere e opinione.

L’ingresso- bottega raccoglie testimonianze di due paesi che sono stati una decisa scelta. C’è l’attestato di benemerenza della Philarmonic Simphony Orchestra di New York, gloriosamente diretta nel ‘33 e ‘34, e le firme dei componenti l’Orchestra di Philadelphia del ‘50. E c’è l’augurio di buon commpleanno dell’Orchestra della Palestina , che Toscanini aveva diretto, tra i primi, senza compenso, nel ‘37-’38. Scelte. Come fare della Scala “La Scala”, in otto anni di direzione (dal ‘21 al ‘29) con circa cinqecento rappresentazioni. Le locandine gialle di quelle opere tappezzano lo stretto corridoio che si apre sul cortiletto interno.

Sull’acciottolato il busto di una figlia (Wanda). Sulle scale, soffitto di travi, ringhiere in ferro battuto e musica. Si sale con la musica, che discreta e importante sembra nata qui.

La stanza natale ha tonalità rosse: la camicia del padre garibaldino, nel grande ritratto in parete, il legno della scrivania ‘milanese’ di Toscanini, il foulard di seta di Wagner o il velluto che avvolge la sua tazza da grog.

C’è un Toscanini senza frac, qui: quello delle fotografie con i genitori, degli occhialetti e degli amori. La moglie Carla (ritratta come lui da Giacomo Grassi) e il suo corsetto da sposa. Stralci dei carteggi con Puccini, Debussy, Rossetti, Strauss. Ma soprattutto Verdi e Wagner, ‘pacificati’ dalla sua bacchetta.

La bacchetta imperiosa e magica che diresse un “Parsifal” alla Scala: è racchiusa, con altre preziosissime (ma non solo per l’oro) in una teca della piccola sala col camino. La bacchetta del mago “Artù”, come lo chiamava D’Annunzio, grande amico ed estimatore.

Caro, caro Artù...” principia in cornice una lettera inviatagli dal Vittoriale il 13 marzo 1927. E poi Carducci, Respighi, Einstein, per il Toscanini grande tra i grandi: quello della stanza del divano, come un piccolo sipario senza il palcoscenico. La giacca da camera e il suo poncho, il frac e la marsina alla cinese. I cappelli per cui era famoso.

Le foto: una raccolta di articoli da Life Magazine, e i momenti cruciali, come la Scala bombardata e l’ultimo concerto, a 87 anni, nel 1954.

Le sue mani e il suo volto in un calco funebre in bronzo, nella teca del minuscolo cucinino, tra schizzi caricaturali (anche di Enrico Caruso), ricordano quasi settant’anni di direzione pressochè ininterrotta (a 18 anni e mezzo era già maestro di violoncello e aveva un diploma in composizione del nostro Conservatorio).

Il sudore e i gesti intensi del podio illuminano dalle splendide foto di Robert Hupka le ultime scale, fino alla sala audizione, intitolata come si diceva, ad Aureliano Pertile.

E qui non resta che sedersi ed ascoltare.



Informazioni
Ingresso gratuito
orario:
dal martedì al sabato 08:00/13:00 - 15:00/18:00
domenica 10:00/13:00
chiuso lunedì
è consentito l'accesso a gruppi (max. 25 persone) con prenotazione