"Il Museo d'Arte Cinese"

di Rita Guidi



È davvero un altro mondo: antichissimo, sconfinato, sorprendente. Gratuito? Quando l'erario straordinariamente ricco glielo permise, l'Imperatore sollevò i sudditi, per due anni, dal pagamento delle tasse.

Parliamo della Cina. Parliamo di Ch'ien Lung, che ne fu a capo nel XVIII secolo per un lunghissimo regno (1736-1795). Lo vediamo, panciuto e sereno, in un ritratto dai toni preziosi e intensi di porcellana, in costume da caccia, accanto ad un pino, un bambù ed un susino, simbolo delle tre grandi religioni. E non è questa la sua sola traccia in questo Museo d'Arte Cinese che si trova oggi nell'ala più recente dell'Istituto Saveriano per le Missioni Estere.

Una sala con quest'uso esisteva già dal 1900. L'aveva voluta Monsignor Conforti, fondatore dell'Istituto, per raccogliere gli oggetti che i missionari inviati in quel lontano mondo riportavano qui. Un paio di loro, che in Cina rimasero per oltre cinquant'anni, dal 1899, hanno raccolto infatti la maggior parte delle opere - alcune davvero preziose - del museo, in seguito arricchito da altri acquisti e donazioni. Tanto da far sembrare già stretto lo spazio che ordina gli oggetti in quattro settori: bronzi, ceramiche, dipinti e arti minori (legno, pietra, giada, eccetera).

Sulla porta d'ingresso gli otto caratteri di una scrittura verticale, destinata all'entrata di un antico palazzo, ricordano, dorati ed eleganti, che l'uomo saggio dice parole sagge. Un assunto meno banale di quanto può sembrare, come le pitture che si aprono nella prima sezione. Non solo paesaggi, quelli dolci e simbolici che dal Mille in poi cantavano un'ideale armonia con la natura di ispirazione taoista. (Un grandioso paravento di fine '800 scompone nelle sue dodici tavole di oltre due metri d'altezza un orizzonte paludoso e dolcissimo).

Su seta o su carta sono molti anche i ritratti. Ad acquarello, i colori netti senza chiaro-scuro, venivano commissionati dalle famiglie benestanti o dai funzionari dell'Impero. Sempre in posizione frontale, il volto a somiglianza fotografica, si distinguono i ritratti, databili tra Sei e Settecento, di due Mandarini dai costumi fastosi, il ricamo di un animale sul petto ad indicarne il grado.

Di recentissima acquisizione, poi, una testa di giada a grandezza naturale; presumibilmente del '700, perchè fino ad allora la Cina non conosceva il diamante e la lavorazione di una pietra così dura veniva destinata solo ad oggetti molto piccoli, cesellati col corindone (già dal 2000 a.C.). Ch'ien Lung amava particolarmente questa pietra verde che in Oriente ha una risonanza magica. Ne fece arrivare a corte un blocco di sei tonnellate che i suoi artisti scolpirono pazientemente per sette anni, dandogli la forma di una alberatissima e poplatissima montagna (oggi esposta a Pechino).

A Ch'ien Lung piacevano anche i vasi di una particolare tonalità rosso-sangue di bue. Occupano un'intera vetrina nel settore dedicato alle ceramiche, che ne riserva una, in ordine cronologico, ad ogni dinastia: dai suggestivi reperti tombali, alle prime porcellane inventate sotto la dinastia dei T'Ang (618-906).

Splendido il grande vaso rosso-blu sottocoperta di primo '800. Sottocoperta perchè avvoltoda quella lucente pellicola vitrea che contraddistingue il procedimento di cottura (con temperature, tempi e componenti diversi ) proprio della porcellana.

Più frequenti gli oggetti bianco-blu, per la resistenza termica di questo colore, più rari quelli con diversi colori, che richiedevano ulteriori e più delicate cotture. Una chicca sono due piccoli vasetti con simboli cristiani e una statuina di Kuan-Yin, unica e veneratissima dea femminile della miseridordia, in posa di Madonna: colpa dei gesuiti, una decina, che vissero alla corte, guarda caso, di Ch'Ien Lung.

Nella serie di bronzi, che pure attraversano millenni di storia, numerosissimi i Buddha (venerato dal 500 a.C.) compreso quello panciuto e sorridente dell'abbondanza ( e dell'avvenire, nel senso che è ancora atteso...).

Da segnalare il capolavoro barocco di un tempietto in avorio a lui dedicato, dagli intagli e cesellature raffiguranti episodi di vita dei monaci, quantomeno sorprendenti. E ancora due Pan-Shan di 4.000 anni fa: in terracotta, perfetti, destinati a contenere cibi o bevande, ritrovati intatti in una tomba, attorno al 1920.

Non abbiamo detto dei libri tibetani o di Liu Pei, l'ultimo Imperatore Han (163- 230 d.C.); ma non se la prenderà: lo scorso anno la sua immagine (e la sua fama) campeggiava anche sulla copertina del telefono...



Informazioni
Ingresso gratuito
orario: 15:00/18:00 (è gradita la prenotazione)
chiuso lunedì e martedì