L'antica Farmacia
di
San Giovanni

di Rita Guidi

Né dolce, né acre: muffa, polvere, spezie? Un odore antico ed ambiguo, come queste stanze. È la Storica Spezieria di San Giovanni, cui si accede da un piccolo ingresso, in Borgo Pipa, che víola le mura monastiche.

Subito il legno cupo degli arredi e della grande porta dalla quale non si accede più al chiostro. Accanto si legge: “Hac itur ad venena/ cave timeas/ vel ipsa Aesculapius/ ad sanadas homines/ compellit.” (“Per di qua si va ai veleni, sta attento, anche quelli Esculapio li forza per sanare gli uomini”).

Ambiguità della vita che può essere guarigione o morte. La differenza? Si misura in dramme o scrupoli : questo il nome dei piccolissimi pesi disposti sul bancone per la vendita accanto alla bilancia, nella stanza d’ingresso della farmacia, che risale certamente al 1201, ma che potrebbe essere stata creata assai prima, perchè il convento fu fondato nel 980 dal vescovo Sigifredo II.

Di quell’epoca resta solo il profumo e, forse, il camino che dà il nome a questa prima sala, detta appunto del fuoco. Gli arredi , la decorazione delle volte (al centro un’Assunzione atribuita a Innocenzo Martini), sono tutti di fine ‘500 o pienamente seicenteschi. Anche gli albarelli, cioè i vasi, i contenitori di maiolica, ben disposti sugli scaffali in noce alle pareti, sono di questo periodo.

Qualcuno, in legno, anche più tardo (Sette-Ottocento), sta quasi a ricordare le alterne vicende della Spezieria. Nel 1766 i Benedettini per evitare la chiusura imposta dal Du Tillot, decisero di aprire la farmacia al pubblico: murarono la porta di accesso al chiostro, lasciando solo una piccola grata per il passaggio dei farmaci e aprirono la piccola porta esterna che vediamo oggi.

Luigi Gardoni, e poi il figlio Ferdinando (1820) e il nipote Luigi (1881), furono quindi gli ultimi speziali, prima che lo Stato acquistasse i locali, nel 1896, per poi aprirli al pubblico, arricchiti da donazioni anche private, nel 1951.

Ricorrente, anche sulle suppellettili più recenti, il fregio dell’aquila, simbolo del convento. Il suo volo più alto scopre i misteri: divini per S.Giovanni, alchemici per questi monaci; quasi un auspicio nell’esemplare intagliato nel legno che domina la porta d’accesso alla sala dei mortai. Di legno, di bronzo, sembrano pronti a pestare polveri ed erbe. Polpa di carnali, si legge sull’essicatoio posto sul tavolo centrale. A lato ancora aquile a dar forma allo schienale delle sedie. Il soffitto appena restaurato, affresca, attorno ad una Visione centrale , una teoria di lunette che ricordano i medici dell’antichità: Avicenna, Averroè e naturalmente Esculapio.

Alessandro Vandone è invece il nome dell’intagliatore che scolpì i legni della stanza delle sirene: sirene, appunto, mascheroni, cari al manierismo seicentesco, ornano gli scaffali questa volta destinati alle carte. Sapore di segreti in questi ricettari solo un poco ingialliti.

La Farmacopea Universale di Nicolò Lemeney o il suo Trattato Universale delle Droghe Semplici, tabelle di caratteri chimici, tratte dal lessico farmaceutico- chimico di Giovan Battista Capello; ma anche la Flora dei contorni di Parma o la Tassa generale dei medicinali di Don Filippo del 1751.

E ovviamente le ricette: il Decotto cattolico, un purgante, o una polvere depilatoria a base di...calce viva(!), con l’avvertenza: “L’uso di questa polvere o simili non è privo di inconvenienti...”

Ambiguità della malattia, ambiguità della medicina.

Medicos credimur, invita il fregio sulla porta che introduce alla sala del pozzo: piccola, bianca, luminosa, appena inquietante. L’acquaio consunto, il pozzo con la carrucola, gli alambicchi, le storte trasparenti dal collo lunghissimo, le bilance di ferro nero, dicono che questo luogo è la fucina delle alchimie. Sembra che un qualche Merlino vi abbia realizzato anche la famosa teriaca, quella sorta di farmaco universale, buono anche contro il morso di animali velenosi. Eterna ambiguità: Socrate, a Esculapio, donò un gallo, ma per lui il veleno era la vita...



Informazioni
Ingresso L. 4.000
orario: tutti i giorni 09:00/13:45
la biglietteria chiude 45 min. prima dell'orario di chiusura

ingresso gratuito ai minori di 18 anni, a chi ha superato i 60,
alle scolaresche munite di elenco nominativo degli alunni
vidimato dalla scuola