Cecrope Barilli (1839 - 1911)


Autoritratto
Cecrope è il capostipite di questa famiglia di artisti, di letterati, forse un poco distratti o meglio dal genio "vagabondo" per esprimerci con Bruno Barilli, a volte riservati e laconici, certamente prolifici. Con la sua produzione, a volte frenetica a volte rapida, a volte analitica, a volte di grande impegno, seppe frequentare una pluralità di generi espressivi. Nato nel 1839 da Giuseppe Barilli, insegnante e direttore di scuole tecniche, e da Amalia Scorticati, veniva indirizzato agli studi artistici per volontà paterna. Nell'Accademia di Parma dovette partecipare al corso di pittura di Francesco Scaramuzza, del quale coglieva, nel fare accademico, la splendida tecnica e una viva attenzione alla realtà. Vinto un pensionato artistico a Firenze nel 1862 con l'opera "Cristo converte il pubblicano Matteo", entrava in contatto con le correnti allora emergenti. Forte presa dovette esercitare sul giovane Cecrope il realismo di Domenico Morelli, di Achille Vertunni e dei pittori che gravitavano attorno all'ambito dei macchiaioli. Si ponevano le premesse per quella rapidità di esecuzione e di pennello che dimostrerà insieme ad una energia e generosità impareggiabili. Il suo animo passionale e tardo romantico lo spinse a partecipare, come molti artisti della sua epoca, alla guerra di indipendenza del 1859. Desideroso di nuove esperienze, dopo Firenze, nel 1866 era certamente a Parigi, dove partecipava ai Salons e si faceva conoscere innanzitutto come pittore di grandi decorazioni, lavorando per diversi palazzi della Parigi del secondo Impero. Questa attività molto à la page, oggetto di ampi apprezzamenti, solo apparentemente si discosta dalle scelte che egli veniva compiendo più tardi, una volta rientrato in Italia. Verso la fine del 1870 - infatti - preferiva lasciare la capitale francese. Iniziava allora il suo prolungato soggiorno romano ricco di soddisfazione di una attività intensissima (decorazioni per il Palazzo del Quirinale, della Consulta, del Senato, del Ministero delle Finanze, di Villa Savoia, etc.), spesso compiuta con Domenico Bruschi e Davide Natali. Cecrope partecipava, forse senza volerlo, alla formazione di un linguaggio artistico nazionale, del quale il paese, da poco riunificato, sentiva il bisogno. La seconda parte della vita artistica Cecrope Barilli la trascorse a Parma. Qui egli rientrava nel 1878 per iniziare una attività di insegnante nel corso di figura, che lo vedeva prima accademico d'onore presso l'Accademia di Parma, quindi direttore della medesima, sino a divenire negli anni '90, direttore della pinacoteca. Prevale in questa fase una della attività che a Roma Cecrope aveva avviato: la composizione di medi e piccoli quadri di genere, di scene còlte dalla realtà della campagna, e quadri di paesaggio che rappresentano l'altro momento notevole della sua produzione: "Una strada di Marano", "La contadinella" ovvero "La Giardiniera di Saracinesco", dipinti con i quali partecipava alla Esposizione annuale di Belle Arti di Parma del 1871, e poi la "Capannola", la "Porcara", "Cattivello". Sono questi alcuni dei titoli della produzione degli anni Settanta che collocano insieme questo pittore tra quelli segnalabili nella pittura dell'Ottocento italiano. Certamente egli fu, insieme ad Alberto Pasini, e Salvatore Marchesi uno degli artisti parmensi più aperto ai riferimenti del mondo dell'arte contemporanea. Anche nella produzione di paesaggi e di figure si rivela il mestiere che accompagna insieme ad una notevole attività di ritrattista i decenni di attività trascorsi dopo il suo rientro aparma avvenuto nel 1878. Altre imprese particolarmente impegnative vanno citate nell'ambito della sua produzione: la decorazione della Sala delle feste o da ballo, ed altri ambienti del palazzo de Larderel di Livorno (1872), il salone delle feste del Quirinale (1876) e le due grandi pale d'altare di Cortemaggiore (PC) (1880 - 1882), oltre ad una messe di dipinti di genere e carattere vario, ora a soggetto sacro, ora a soggetto profano (figure e paesaggi), sempre compiuti con molta attenzione al dato naturale e fisionomico. L'insegnamento presso l'Accademia occupava questa parte finale della sua vita, facendone capostipite di una tradizione accademica dalla quale discendono artisti come Paolo Baratta ed Amedeo Bocchi, oltre che, innanzitutto il figlio Latino Barilli.