Francesco Barilli (nato nel 1943)
Da: Antonio Lopez,
FRANCESCO BARILLI: PROFESSIONE ARTISTA DI NATURA
in FRANCESCO BARILLI CINEMA CINEMA E PALUDI
Galleria Mazzocchi, Parma 1997


È un artista di razza. Di qualità e quantità. C'è un Barilli pittore, figlio d'arte e "con i colori nel sangue", autore in più di trent'anni di decine di mostre di successo: le ultime sono state "Cinematografo" nel 1994, "Animalia" nel 1995, "Acqua" nel 1996. C'è un Barilli attore, protagonista in passato del film rivelazione di Bernardo Bertolucci "Prima della Rivoluzione" e brillante interprete - di recente - dello sceneggiato televisivo di RAIUNO "La famiglia Ricordi" diretto da Mauro Bolognini. C'è un Barilli regista, vincitore di festival del cinema giallo, autore di spot pubblicitari di qualità (ricordiamo il suo Vittorio Gassman nel lancio di "Specchio" de "La Stampa" di Torino) e di pellicole sceneggiate dal grande vecchio del cinema italiano, Tonino Guerra. E, infine, c'è un Barilli meno noto e a me più caro. È un uomo che ama e sa raccontare con la macchina da ripresa la natura come se si trovasse sempre nel primo periodo dell'innamoramento: quando si è capaci di cogliere a ogni incontro, a ogni sguardo scambiato con la persona amata, qualcosa di cui rallegrarsi. È il Barilli autore di cortometraggi naturalistici curati per la trasmissione "Geo" (da quest'anno "Geo & Geo") di RAITRE; insieme in poco meno di tre anni ne abbiamo realizzati sei: "Il tavoliere, la Puglia dei Dauni" nel 1994; "Le paludi di Ravenna" e "Comacchio, il paese delle acque" nel 1995; "Grado e Marano, il Friuli delle lagune", "Il Salento, paradiso di pietra e di mare" e "Lecce e la terra degli olivi" nel 1996. I suoi racconti filmati sono veri e propri viaggi alla scoperta di saline, paludi, stagni, boschi, popolati ora di aironi, ora di falchi, ora di cervi, ora di bufali venuti dall'Oriente. Grazie al suo curioso sguardo, carico di entusiasmo per la bellezza, la vita, l'energia, la forza; l'Italia ora si scopre piccola Amazzonia, come nel bosco allagato di PuntaAlberete nella periferia di Ravenna. Ora si fa Estremo Oriente, come nel villaggio dei pescatori su palafitte della laguna friulana. Ora si fa Africa, come nelle lande assolate del Tavoliere, brulicanti di uccelli, serpenti e grandi erbivori. E non solo. Avido com'è di conoscere. Insaziabile come un amante latino. Il suo sguardo avvolge altre bellezze. Il paesaggio. I monumenti ambientali e culturali. Le tracce della storia e delle civiltà del passato. Tutti elementi che arricchiscono e rendono armonico il suo linguaggio di racconta-storie fatto di magie, di luci e ombre, di attese. Appaiono così fumetti di 3000 anni fa, come le stele funerarie scolpite dai Dauni, i pugliesi dell'età del ferro. Compaiono porti fluviali e strade romane ad Aquileia, metropoli di 200.000 abitanti all'epoca di Cesare Ottaviano Augusto. Sorprendono i Menhir, le prime cattedrali innalzate al cielo, i Dolmen, le prime cappelle votive; espressioni di un'Italia preistorica e sconosciuta, di casa nel Salento. E, ancora, tornano in vita castelli medievali, pievi e abbazie, centri storici unici e che solo il nostro Paese può vantare. Barilli ama viaggiare non in cerca di una meta. Ma come un vagabondo ama essere in costante cammino. Con stile semplice e diretto, lo dimostra in ogni suo documentario. E ci sorprende con riprese di dolcissima poesia: la solitudine incantatrice delle paludi. Gli interminabili sospiri di acque lentissime. Le lingue di fango rese vive dalla scarna vegetazione. La pace e i silenzi dilatati dallo zufolo lieve del vento. E ci fa perdere guardando il silenzio, quello grande del cielo che inghiotte il mare. Quello della notte che avvolge una Lecce, bianca e splendente, e dove le pietre parlano. E anche con una simile messe di argomenti, il suo parlare cinema resta immutato. È sempre l'attesa di qualcosa che nasce. Che come affermava Roberto Rossellini: "...fa vivere. Scatena la realtà, dà la liberazione. L'attesa è la forza di ogni avvenimento della nostra vita: e così per il cinema". Anche quando la natura è protagonista.